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(18 luglio 2014) - Condividiamo e diffondiamo il post di G.b. Olivero recentemente pubblicato sul suo profilo Facebook.
Passaggio fondamentale: "hanno sbagliato tutti".

Perché?
Tre giorni dopo resta la domanda più importa
nte. Lo capisco dai messaggi che mi arrivano su facebook, dalle telefonate degli amici, dai commenti in spiaggia.
Solitamente il calcio brucia in fretta le sue emozioni. In fondo la Juve ha sostituito l’allenatore dei record con un tecnico che qualche record comunque ce l’ha: è l’unico in Europa ad aver perso il campionato con Ibrahimovic in squadra ed è per distacco il più contestato del mondo nel giorno della presentazione. Nessuno juventino voleva Allegri e quindi la situazione non può che migliorare. D’altronde ai tifosi bianconeri dovrebbe ispirare almeno un po’ di simpatia: senza di lui, Pirlo sarebbe rimasto al Milan.
Ma tutto questo non conta perché stavolta il calcio non ha bruciato in fretta proprio niente. Resta la domanda di partenza: perché? Perché Conte se n’è andato?
Il vantaggio delle vacanze è che si può leggere tutto senza scrivere nulla. Ho letto tesi fantasiose, manco le avesse partorite Dan Brown; c’è chi dice che il mercato è stato determinante e chi sostiene che non ha inciso affatto. Sono stati tirati fuori contatti con altre squadre. Io non pretendo di sapere esattamente come stanno le cose, ma un’idea me la sono fatta. E credo sinceramente che non sia affatto distante dalla realtà.
Conte è stato logorato dalla sua juventinità, che gli ha fatto vivere male molte situazioni che lui stesso avrebbe potuto gestire con maggiore accortezza. Antonio non è un uomo diplomatico, ma è un vincente. Di più: vuole vincere con la Juve (e ci tornerà, prima o poi: sicuro). Ha due ambizioni: essere il migliore del mondo ed esserlo sulla panchina bianconera. Un anno fa si è accorto che le due cose, almeno per il momento, non possono coincidere. Lui va a una velocità doppia rispetto alla società, e non perché la struttura della Juve sia pachidermica. Semplicemente perché lui ragiona e agisce in modo diverso. Una delle prime cose che chiese a gran voce un anno fa fu un maggiore coinvolgimento nelle decisioni societarie (non solo di mercato). In Italia diciamo sempre che una storia alla Ferguson è impossibile. Ovvio: non la vogliamo una figura così. Marotta è esperto, sa fare il suo lavoro e soprattutto (non va mai dimenticato, a Conte è successo invece) non decide lui il budget. Ma Antonio voleva maggior peso in certe decisioni.
A maggio Conte aveva deciso di andare via perché non vedeva sbocchi e margini di crescita. Certo, la Juve avrebbe potuto inseguire il quarto scudetto di fila vivacchiando, provando a vincere quasi di inerzia: è quello che gli ha chiesto la società prospettandogli un mercato completamente diverso da quello disegnato dal tecnico. Conte voleva rivoluzionare la rosa: troppo complicato vista la situazione economica. Allora ha chiesto di investire tutto su un solo giocatore: Cuadrado. E invece si è trovato trattative avanzate su Evra, Iturbe, Morata. Non era d’accordo.
Ma questo non basta per spiegare il clamoroso epilogo. E torniamo così al punto di partenza: la juventinità di Conte. In un’altra società molto probabilmente sarebbe stato un filo meno coinvolto. Antonio non si è sentito parte del progetto perché non lo condivideva più. A onor del vero, Agnelli e Marotta sono sempre stati onesti con lui. Non gli hanno mai prospettato una realtà diversa, tranne quando il presidente gli disse che dopo il terzo anno avrebbe investito sul mercato. Bugia. Ma al di là di questo, Conte è un sognatore che però i suoi sogni vuole viverli davvero. E per la sua Juve aveva sogni maggiormente ambiziosi di quelli dei dirigenti che, in quanto tali, hanno l’obbligo di tenere i piedi per terra. Attenzione: non dico che il tecnico avesse ragione, perché in un momento come questo non si possono non considerare le esigenze economiche del club. Ma lui aveva accettato di metterci la faccia a patto che ce la mettessero tutti. Non ce la faceva a fingere di credere in qualcosa che non lo appassionava più, che non lo scaldava dentro. Troppo rispetto per la Juve e troppa ambizione personale: un anno di transizione (seppure con una rosa ugualmente da scudetto) o di “vediamo cosa succede” non fa parte della sua mentalità. L’avrebbe vissuto solo a patto di costruire una squadra giovane e ambiziosa, da coltivare per un paio di stagioni prima dell’esplosione europea.
Conte ha logorato se stesso prima ancora che i suoi giocatori. La differenza è che dopo le vacanze i giocatori di solito stanno meglio mentre Conte non vuole “stare meglio”: vuole avere un obiettivo, vuole alzarsi la mattina con un traguardo in testa. Adesso non ce l’aveva. E anche il continuo sbandierare gli ottimi rapporti con Agnelli e Marotta suona sospetto: Antonio si è sentito tradito perché in questi tre anni ha dato alla Juve più di quanto ha ricevuto. Secondo il tecnico era giunto il momento di ricevere: non soldi, non il rinnovo, ma qualcosa di più profondo e juventino. L’obiettivo della vittoria. In Europa. Non è detto che il ragionamento di Conte sia esatto. A logica, la Juve e le squadre italiane hanno pochissime chances di vincere la Champions. E con una sana gestione del gruppo, perfino con una cessione eccellente, la Juve avrebbe potuto puntare al poker di scudetti. Ma sarebbe stata una scelta conservatrice. Conte è invece un riformista: in campo e non solo.
E’ senza risposta l’ultimo perché: perché non se n’è andato a maggio? Perfino a pochi giorni dal raduno ci stava ancora pensando. La società ha sottovalutato il suo malessere, convinta che il ritorno al lavoro avrebbe sanato tutto. Invece ha acuito il problema. E l’evolversi improvviso della situazione dimostra che il mercato c’entra: non solo per quanto riguarda i nomi, ma per quanto riguarda il progetto di rinnovamento.
Allargando il discorso, con questa vicenda la Juve ha azzerato il proprio vantaggio sulla concorrenza. Parte alla pari se non un po’ dietro a Roma e Napoli. Il terzo posto sarebbe un buon risultato, anche se solo la fine del mercato stabilirà la griglia di partenza. Restano un paio di considerazioni di fondo:
-hanno sbagliato tutti. Nei tempi (se voleva andarsene, Conte avrebbe dovuto farlo a maggio), nei modi (l’intervista “bulgara” di Conte alla tv bianconera e la lettera di Agnelli sono un dribbling mal riuscito), nella sostanza (la squadra ne esce indebolita e la tifoseria non solo ferita ma anche uccellata visto che è successo tutto a campagna abbonamenti ormai chiusa). E ci rimette solo la Juve
-Conte è un fuoriclasse assoluto. Nella prossima stagione sarà ancora più evidente.

Torno in spiaggia. Dove si parla solo di questo.

Ps: Buffon aveva detto che Conte aveva il telefono staccato. Era vero. Ieri l’ha riacceso.

1 commenti...dì la tua!... Leggi e aggiungi il tuo commento!

  1. AMICI DI FEDE JUVENTINA è VERO LA JUVE RIMANE,MA LA STORIA LA FANNO GLI UOMINI,DENIGRARE DEL PIERO E CONTE I MIGLIORI DELLA JUVE DEGLI ULTIMI ANNI E NON Cè NE SARANNO +, DOPO CHE SONO ANDATI VIA è DA VIGLIACCHI, E NON POSSO DIRE QUELLO CHE VORREI QUI DI QUESTA GENTE COME CESARE POMPILIO LA SUA FORTUNA NON STO A TORINO...

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