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(23 marzo 2014) di ROBERTO SAVINO - Il testa coda previsto al Massimino di Catania, è da prendere con le molle e potrebbe riservare sorprese, se i Campioni d’Italia dovessero rilassarsi mentalmente a tre giorni della bellissima ed impegnativa qualificazione in Europa League e per via dai tanti risultati positivi raggiunti. Prevedibile ed in un certo senso giustificabile, però, un tale atteggiamento ridesterebbe i sogni tricolori di una Roma che continua a viaggiare ad un ritmo per lei mai visto, undici punti dietro la capolista, è vero, ma con il bonus della trasferta in terra capitolina da affrontare in chiusura di torneo. Circostanza, questa, che il gruppo di Conte conosce da tempo e che vuol rendere inutile chiudendo quanto prima i conti in campionato, per poter dedicare più energie all’appuntamento europeo. Qualche cambio in formazione e si comincia. Un minuto e 30 e che fallo individui l’arbitro quando annulla la rete di Tevez (in gioco) su sponda di Bonucci (strattonato), è domandone da un milione di euro. Poi un vuoto in una prima frazione oggettivamente brutta. La Juve piace cinque minuti a cavallo del quarto d’ora, ma con lo scorrere del tempo escono piuttosto gli etnei, bravi ripartire tenendo in apprensione la linea difensiva bianconera. Al minuto 27, la manata di Bergessio, già ammonito, fa infuriare Conte, mandato fuori da Damato accompagnato dal tecnico dei padroni di casa Maran. Di azioni veramente pericolose nemmeno l’ombra, se è vero che tali non sono il destro largo di Rinaudo al 9°, il bolide di Monzon sul quale si immola Caceres al 18°, il sinistro di Bergessio respinto da Bonucci, con Storari sulla traiettoria. E la Juve? Solo un superficiale colpo di tacco volante di Osvaldo pescato tra le linee da Pirlo, larghissimo. Troppo poco ed un primo tempo giocato a buon ritmo solo da una tre quarti all’altra, va in archivio senza reti e difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti. Per vincere, i bianconeri dovranno pigiare di più sull’acceleratore ed essere più intraprendenti lì davanti. Certo, almeno più cinici di Osvaldo, ancora molle nel girare di piatto un servizio di Lichtsteiner in maniera improponibile. I siciliani rispondono con un forcing fastidioso ed il loro demerito è solo quello di essere spuntati. Pian pianino viene fuori la Juve. La bella sforbiciata al 57° di Osvaldo da centro area, alta di poco, è il preludio al gol che giunge dopo 120 secondi. Pirlo sventaglia per la bella sponda aerea di Osvaldo il quale, nello spazio, libera la corsa furiosa dell’Apache ed il suo destro secco in diagonale che sblocca il match, consentendo all’argentino di riagguantare Immobile in vetta alla classifica dei capocannonieri con 16 reti. Dieci minuti e la decima manata di Bergessio gli vale un secondo giallo sacrosanto e la partita è in discesa. Nonostante il vantaggio numerico, una Juve matura amministra la palla e riparte solo in sicurezza, sfiorando comunque più volte la rete (gridano vendetta un destro di Vidal alle stelle ed un mancino da Tevez nel finale dopo una cavalcata solitaria). Gli ultimissimi istanti di partita sono convulsi, con gli isolani che, con tutti i loro limiti, le tentano tutte per impegnare Storari, senza successo, ed il  fischio dell’arbitro che pone fine alle ostilità, decreta un pesantissimo 1 a 0 in favore degli uomini di Conte, ora attestati alla stratosferica cifra di 78 punti in classifica

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