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(18 febbraio 2014) di ELISA TERRONI – Nella settimana che passerà alla storia per la diatriba tra Mister Conte e Fabio Capello, protagonisti di una sorta di “Kramer contro Kramer” in salsa juventina, preferiamo stemperare i toni riportando nella legittima collocazione, ovvero il cestino dei rifiuti, l'ennesimo tentativo di pressare psicologicamente l'ambiente bianconero. E cos'è che rende tutti più sereni e contenti? Una bella canzone. Magari d'amore. Magari del Festival di Sanremo. Che, a pensarci bene, un punto in comune con la Juve ce l'ha: Il pregio di saper dividere il Belpaese. Come Bartali e Coppi, come la destra e la sinistra. Da una parte chi lo giudica una componente imprescindibile del patrimonio artistico italiano e, dall'altra, coloro che, come la scrivente, avendo trascorso parte dell'infanzia ad allestire teatrini nel salotto di casa scimmiottando i brani festivalieri dell'epoca, hanno subito una repulsione epidermica simil-orticaria. Perciò divertiamoci a giocare con i titoli di alcune canzoni vincitrici della storica kermesse musicale, non senza un pizzico di sana ironia sul “serioso” mondo del pallone.
(Nilla Pizzi – 1951) “Grazie dei fior” - Quelli che ... chissà se Icardi ha inviato a Wanda Nara ... ma forse aveva in mente qualcosa di più interessante. Il consiglio per loro è di proseguire lo scambio di esternazioni passionali utilizzando esclusivamente il linguaggio dei fiori. Evitando accuratamente i social-networks. Con tanti ringraziamenti da parte del popolo della rete.
(Giorgio Consolini – 1954) “Tutte le mamme” - E' una pensiero dovuto per tutte le genitrici di calciatori, allenatori, arbitri e tifosi vari alle quali immancabilmente ogni santa domenica fischiano le orecchie. La passione per i propri colori spesso travalica. Riportiamola entro canoni più conciliabili.
(Tony Renis – 1963) “Uno per tutte” - Simpaticamente dedicato ad Antonio Cassano. Assai poliedrico nel cambiare casacca e passione calcistica. Un autentico funambolo del pallone. Quello parlato. Ha amato e lasciato più squadre lui che pulzelle il famigerato Don Giovanni. Discreto materiale per una commedia teatrale.
(1967 – Claudio Villa) “Non pensare a me” - La canzone è una lagna, ma il titolo rende bene l'idea. Tutti parlano della Juve, ergo, tutti pensano alla Juve. Nessuno ai fatti propri. Poi si lamentano se perdono il filo del campionato e la Vecchia Signora vola in solitaria. Urge l'intervento del professor Crepet per risolvere tale patologia.
(1970 – Adriano Celentano) “Chi non lavora non fa l'amore” - Chissà se l'ha intonata Antonio Conte ai suoi ragazzi durante l'ormai arci-noto faccia a faccia del dopo-Chievo. Alla luce dei diversi lieti eventi che si stanno profilando in casa bianconera si presume che qualcuno di loro avrà difficoltà a mettere in pratica il diktat sopra citato ...
(1976 – Homo Sapiens) “Bella da morire” - Lo è la Juve quando gioca da Juve, senza inibizioni o paure e con quella tenacia agonistica che l'ha riportata sulla vetta della massima serie.
(1986 – Eros Ramazzotti) “ Adesso tu” - Non poteva mancare in questa speciale classifica uno dei cantanti più gobbi d'Italia. Il titolo del suo trionfo sanremese riassume perfettamente il momento attuale della Juve. Dopo sette anni di amari digiuni e cocenti delusioni la Signora è tornata bella e vincente, come si confà ad una società di codesta risma.
(1987 – Morandi Ruggeri e Tozzi) “Si può dare di più” - Vietato accontentarsi. Chi lo fa è perduto e non partecipa alla storia, quella cronaca della realtà destinata ai posteri che Madama scrive e gli altri si limitano a leggere.
(1989 – Leali Oxa) “Ti lascerò” - Lo sperano, neanche troppo velatamente, gli anti-juventini. Da Pogba a Vidal, da Marchisio ad Asamoah, passando per Conte e Paratici la Juve dovrebbe trasformarsi in un perenne supermercato. Ma i tempi di Farsopoli sono finiti, per sfortuna loro …
(1992 – Luca Barbarossa) “Portami a ballare” - Devono essersi rivolti così alle loro attonite fidanzate i tifosi di Roma e Napoli al termine dei rispettivi incontri disputati allo Stadium. Niente di meglio di quattro salti per smaltire le triplici scoppole ricevute dai gobbi.
(1993 – Enrico Ruggeri) “Mistero” - Lo strillano a gran voce i fautori del complotto ad ogni costo, convinti forse di poter nascondere così le lacune tecnico-tattiche delle proprie compagini, o le vestali della moviola domenicale per cui, chissà perché, è tutto lapalissiano quando gli episodi sono a favore della Juve. Semplicemente non esistono.
(1997 – Jalisse) “Fiumi di parole” - Di inchiostro e fuffa. Oppure di aere e fuffa. Dipende se si leggono sul giornale o se si seguono alla TV. Durano un attimo, giusto il tempo di essere emesse nell'atmosfera terrestre per poi dissolversi come neve al sole tanto scarsa è l'importanza che meritano. Identica repentina fine degli interpreti della suddetta canzone.
(2005 – Francesco Renga) “Angelo” - Più di uno, in verità. Il cielo bianconero ne conta ben 39. Sono le stelle che guidano la Juve lungo il suo cammino. Sempre vicini, sempre presenti. Nel cuore e allo Stadium.
(2006 Povia) “Vorrei avere il becco” - Non è esattamente quella la parte anatomica d'interesse, volendo vestire i panni di un piccione con lo scopo di lanciare qualche fastidioso ricordino sulla postazione di uno dei tanti soloni occupanti le tribune-stampa degli stadi italiani.
(2008 – Giò di Tonno Lola Ponce) “Colpo di fulmine” - Il popolo della Vecchia Signora auspica di provarlo a breve per il nuovo acquisto Pablo Daniel Osvaldo. Il ragazzo si sta impegnando per convincere tecnico e società che il prestito potrebbe divenire un riscatto definitivo. Gli juventini fanno il tifo per lui, la causa bianconera pare averla già sposata, almeno a parole. Si attendono i fatti. Cioè, i goals.

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