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(5 febbario 2014) di ELISA TERRONI - Bravo fu, alcuni giorni or sono, un giornalista televisivo notoriamente assai poco complimentoso nei riguardi della Vecchia Signora, nel dipingere l'attuale contesto del calcio italiano. Descrisse “quelli di Torino” come “tori perennemente imbufaliti”. Per inciso, un toro imbufalito suona come una barzelletta ed il fatto che l'essere in tal modo descritti sia capitato a quelli della sponda bianconera del Po creerebbe i presupposti per un risarcimento danni da diffamazione. Tuttavia, il signore in questione non ha mancato di realismo nel suo strale contro l'inerzia agonistica dell'Italia pallonara. Tutti si accontentano: Il buon Benitez con il suo Napoli, perennemente oscillante tra il 75% e il 78%, manco fosse un exitpoll elettorale tanto che, per la prossima sessione di mercato De Laurentiis potrebbe puntare sull'ingaggio di Renato Mannheimer, noto sondaggista di “Porta a Porta”, vedi mai che si chiariscano le idee. Si accontenta il fumino Mazzarri, dalla lacrima facile e dalla lingua veloce, fissatosi con rammarico sulla funesta (per il partenopei) Supercoppa pechinese ed ora a lagnarsi per il devastante fallimento di un Inter versione Pokemon. La Roma, dal canto suo, rinnega di aver mai seriamente ambito al tricolore e rivanga, a sostegno di tale tesi, le vicissitudini della scorsa estate, scandite da roboanti mugugni di piazza. Come dire, meglio di così non si può fare ed è già tanta roba. E poi, ci sono loro, “quelli di Torino” sponda bianconera del Po, rabbiosi, incontentabili, sempre affamati di vittorie, records e trofei. Arroganti all'inverosimile, odiosi, presuntuosi perché, in realtà, mai domi. Ma cosa si cela dietro cotanta tenacia competitiva? Il popolo bianconero lo considera da tempo immemore il suo Condottiero, gli avversari non potendo scovare difetto alcuno in ambito professionale se la prendono con il suo trapianto di capelli, divenuto il capo espiatorio di tutto, calcio-scommesse compreso. Tant'è. Antonio Conte rappresenta a pieno l'anima furente e mordace della Juve vincente dei nostri giorni. Caparbia ed indomabile, Madama ben rappresenta la filosofia contiana del “Testa, cuore e gambe”, titolo della sua prima biografia ufficiale. Il pretendere sempre il meglio da tutti i componenti della squadra, il raggiungimento della perfezione in ogni singola manovra di gioco, la veracità caratteriale che lo porta a non sottrarsi al confronto con la stampa, contrariamente a quanto spesso accade nel calcio nostrano, lo espongono al mondo svelando senza remore la vera essenza di sé. E, forse, è proprio questo il cruccio di certi scribacchini nazionali. Mai un'indecisione sulle proprie scelte o un tentennamento lungo il cammino intrapreso e, cosa alquanto irritante, nessuno sguardo melenso a beneficio di telecamera o risposte zuccherose di comodo a quesiti che definire tecnicamente imbarazzanti sarebbe riduttivo. Con buona pace delle vestali dei contenitori calcistico-televisivi domenicali, ingessate padrone di casa del chiacchiericcio mediatico post-partita. Solo una visione concreta e lungimirante come quella di Antonio Conte percepisce le lacune, seppur infinitamente ridotte, nella propria compagine e vi apporta il giusto miglioramento perché si sa, ciò che conta nella Real Casa Bianconera è il verdetto del campo, il resto è fuffa. E non sfugge a tale concetto nemmeno Juventus-Inter, conclusasi con un secco 3-1, per il quale Conte ha ribadito oltremodo la necessità di mantenere alta la concentrazione onde evitare svarioni difensivi come quello valso al biscione la realizzazione del mesto goal della bandiera. Del resto, l'ultimo incontro Fiorentina -Juventus docet. L'uomo venuto dal profondo sud, colui che si è conquistato con abnegazione la casacca bianconera per tredici lunghi anni, ha scandagliato nel profondo la mentalità juventina appropriandosene in ogni singolo avvenimento della vita. Ricercare la vittoria sempre, in qualsiasi percorso s'intraprenda, rappresenta il suo leitmovit, nonchè il must storico della Signora. Antonio Conte e la Juventus, un binomio inscindibile, le identiche facce di una gloriosa medaglia che, come auspicano i supporters di Madama verrà sancita da un rinnovo contrattuale atto a rafforzare il suo ruolo guida, ponendolo come allenatore - manager con maggiori poteri decisionali inerenti il mercato. Perché, contrariamente al pensiero canterino di Luciano Ligabue (peraltro noto tifoso interista) per cui “chi si accontenta, gode a metà”, il vangelo secondo Conte recita un motto differente: “Chi si accontenta, rosica”. E di brutto, aggiungiamo noi.

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  1. Brava Elyy !! determinata e schietta come piace a me 😉

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  2. Complimenti alla scrittrice...in ogni caso non sono d'accordo quando si dice che Conte non abbia mai sbagliato una mossa. Purtroppo anche lui è umano e può errare: si vedano i casi di testardaggine acuta che ci hanno portato fuori dalla Coppa Italia...piccoli esempi. Ma quando Conte ha un'idea, che gliela schioda???

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  3. Premetto che non sono juventino ma non ho potuto resistere alla lettura di questo scritto. Complimenti Elisa
    Andrew

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  4. fantastico!!!!!!!!! articolo meraviglioso

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