di "ELDAVIDINHO" - Ha fatto un effetto strano tornare a giocare all’Olimpico dopo le difficili stagioni post Serie B passate a disperarsi per le sconfitte subite dalle truppe di Ranieri, Ferrara, Zaccheroni e Del Neri. E ieri è stato bellissimo tornarci da Campioni d’Italia, con una squadra così forte e così cambiata dopo due settimi posti e tante delusioni. Ancora di più, uscirne da vincitori. Derby numero 136 in serie A, con 60 successi per la Juve e 34 del Toro. Granata reduci da due sconfitte con Fiorentina e Roma. Juve che non perde da nove gare, con sette vittorie ed un pareggio. Ora sono 61 i nostri successi e 7 le vittorie di fila. 18 come gli anni passati dall'ultima vittoria granata nel derby. Otto come le stracittadine nelle quali il Toro non riesce a buttarla dentro. 40 come i punti di distanza in classifica. Il derby di Torino è come quello di Madrid. Vincono sempre le solite. Lo urla forte Vidal, che segna all'86' e poi fa il cuoricino, che sa tanto di triangolino scudetto. Lo ribadisce il torinese Marchisio. Dodicesima vittoria fuori casa. Partita più intensa che bella. Chi pensava che, tutto sommato, un punto potesse accontentare entrambe in un romantico derby stracittadino ed avere la meglio, è rimasto deluso. La Juve ha avuto ancora una volta la meglio sulle pretese romantiche, giocando un finale di gara scoppiettante ed emblematico con i gol dei suoi migliori centrocampisti, valore aggiunto della Juve da due anni. Vidal numero di maglia 23, Marchisio numero di maglia 8 = 31. Il campo parla sempre. Il Toro ci ha messo nervi e anima: non è bastato. Alla vigilia del Derby, il mister ha detto, in conferenza, che si sarebbe trattato “dello Scudetto della determinazione, della ferocia, della voglia, della continuità”. La tracimazione bianconera è stata costante per tutta la partita così come per tutto il campionato, dominato dall’inizio alla fine. Anche se alla Juve, da qualche settimana a questa parte, basta legittimare il risultato e produrre quel che basta. Segno di crescita e maturità.

Antonio Conte ha sempre mostrato tutto il suo orgoglio nel rivendicare la straordinaria bontà del lavoro svolto, spesso sottovalutato e sminuito da luoghi comuni e dai soliti detrattori che giustificano le vittorie juventine con i soliti aiuti arbitrali. Luoghi comuni, appunto. Come quel Cerci che, in occasione del rigore non visto dall’arbitro per trattenuta di Bonucci su Jonathas(comunque azione viziata da un iniziale fuorigioco del giocatore grahnata), ha sbottato, al vetriolo: “La Juve è spinta da una forza politica, Chiellini fa sempre fallo ma l’arbitro non lo vede mai”. Come la convinzione che spinge, chi perde, ad affermare con convinzione che la Juve sia solo una squadra grintosa, che corre tanto, ed ha solo una “determinata particolare” dalla sua, quella del suo mister, un bravo urlatore e nulla più. Invece no. Invece è una squadra tatticamente preparata e costantemente “martellata”, dal proprio mister, ogni giorno, perché possa mantenere una straordinaria e devastante tenuta mentale e fisica e una organizzazione meticolosa in campo, in ogni tipo di occasione. È il caso di riprendere le parole del mister, che, dopo la partita, ha parlato di “partita preparata molto attentamente a livello tattico”, messaggio che solo chi capisce di calcio ha colto al volo. All’andata, infatti, la squadra ha giocato sin dall’inizio con un 4-3-3 che non si vedeva dalla scorsa stagione, proprio per affrontare al meglio l’aggressivo, l’inedito, collaudato e pericoloso 4-2-4, unica formazione, quella di mister Ventura, in Italia, a giocare così. E così, se all’andata ha giocato con una difesa a quatto vera e propria, al ritorno ha constatato che la maturità della squadra gli avrebbe permesso di “snaturare” il 3511 iniziale in un 4-1-4-1 in fase di non possesso ma a partita in corso. Una squadra che, dunque, ha una precisa identità di gioco e una straordinaria coesione di gruppo, mix perfetto completato da valori individuali di alcuni interpreti che, mai come quest’anno, stanno facendo la differenza e dettando legge in ogni partita.

Ci sono dei limiti tattici, ai quali siamo riusciti a sopperire, ma anche in termini di uomini. Negli ultimi metri manca sempre qualcosa: lucidità, precisione, cattiveria. Ormai si sa. Ma i meriti e i complimenti a questa squadra vanno fatti e vanno dati al di là di qualsiasi analisi e ragionamento logico.

3-5-1-1 modulo ancora meno spettacolare e scintillante del 3-5-2 ma in grado di assicurare una solidità ed una stabilità difensiva granitica. Anche se, con tutta la mole di gioco che produciamo, al di là del modulo, un difetto è quello di fare pochi cross di qualità dalle fasce. Ma mi rifaccio ancora alla parole del mister che ieri, a proposito del modulo, rispondeva ai giornalisti: “Siamo arrivati sempre per gradi a far coesistere i giocatori, L'allenatore deve schierare i migliori della rosa, abbiamo giocatori molto forti in mediana. Un allenatore deve far quadrare i conti facendo giocare i migliori. Paul ha avuto una crescita esponenziale, tenere fuori un centrocampista mi dispiaceva. Non rinneghiamo i due attaccanti, così però abbiamo soluzioni sia difensive che offensive. Matri e Quagliarella sono stati fondamentali come Giovinco. Erano in campo nella vittoria contro l'Inter, contro il Bayern. Tutti gli attaccanti hanno avuto la possibilità giocando gare importanti. Fabio ha giocato con Milan, Napoli e Bayern. Questo dimostra la fiducia che ho in loro. Ora dovevo dare un'alternativa contro squadre che ti prendono le misure, ce la siamo costruita nell'annata. Siamo partiti con il 3-5-2 e il 4-3-3, l'infortunio di Pepe ci ha tolto quest'ultima chance giocando però l'andata con il Torino con Giovinco a destra, Giaccherini a sinistra e Vucinic al centro". Facendo capire che non si sia trattato assolutamente di un messaggio alla società quello della sola punta perché “I media e la stampa fanno il loro lavoro, ci sta fare cattivi pensieri che fanno notizia”.

A margine della partita, dovranno essere chiariti tre episodi. Il primo riguarda il presunto insulto razzista rivolto da Meggiorini a Pogba, il secondo l’ormai ricorrente -39 che appare in molte delle curve d’Italia, il terzo l’ennesima aggressione subita dalla squadra, in pullman, nel tragitto che porta allo Stadio. Altro vetro rotto, questa volta nei pressi del posto di mister Carrera. Dopo, Bologna e Napoli, dunque, ecco un altro episodio di violenza gratuita.

"Pogba mi ha accusato di avergli rivolto un insulto a sfondo razziale? Sono loro che vogliono far credere che sia andata così: l'insulto c'è stato, ma non a sfondo razziale. È stato un normale insulto, come nel calcio avviene. Pogba non si deve mettere a piangere se qualcuno gli dice qualcosa. Anche io vengo insultato, ma non dico niente, perchè nel calcio certe cose sono normali. Per me è un caso che non esiste.” Sul battibecco tra Meggiorini e Pogba è intervenuto anche, nella conferenza-stampa, il tecnico granata Giampiero Ventura, dicendo che "avrebbe sentito sentito dire che il francese si sarebbe lamentato perché Meggiorini gli avrebbe detto 'brutto nero'. Ne abbiamo tanti anche noi in rosa e ne sentiamo di tutti i colori. Non è comunque una frase particolarmente violenta, se Meggiorini ha detto questo.” Cos’è che dà fastidio? La disparità di trattamento e il far finta di nulla di tutti gli addetti ai lavori, per dirla con le parole di Agnelli. Nel paese in cui ci si indigna per gli insulti razzisti a Balotelli(tanto da essere stati puniti per il coro “Se saltelli muore Balotelli” in cui non si fa riferimento alla colorazione epidermica del giocatore ma alla sua persona) e Boateng(mi riferisco ai presunti insulti razzisti rivolti al giocatore dalla curva bianconera nel match della settimana scorsa, ma magicamente non sanzionati dal giudice sportivo. Forse non ce ne sono stati o forse, ad ogni coro, oramai ci si inventa che siano tutti a sfondo razziale?) nel post-partita, questa volta la stampa ha sminuito tutto, così come Ventura e Meggiorini, relegando tutto ad un semplice insulto, una cosa su cui passare sopra (come se sia normale tra l'altro che ci si prenda ad insulti durante una partita di calcio.)

Il Giudice Sportivo ha disposto la trasmissione degli atti al procuratore federale “considerata la necessità di acquisire eventuali ulteriori elementi di riscontro, rilevato che viene segnalata una conversazione verificatasi negli spogliatoi".

Altro episodio che lascia con l’amaro in bocca, è la bandiera bianca con croce rossa e -39 scritto in curva Maratona, apparsa a margine della coreografia granata(le ribattezzate "fette di bresaola" al posto dell’orrendo “cuore granata”). Dagli spalti è stato inquadrato in diretta tv un bandierone con croce britannica e una chiarissima e inequivocabile scritta nera. Quelli che all'andata erano indignati su Superga dove sono ora?

Per fortuna, però, in Europa, le ragioni della Juve vengono riconosciute. Sul sito della CNN, ad esempio, viene dato risalto alla vittoria della Juve nel derby, risultato che avvicina i bianconeri al “31esimo scudetto”. All'estero, almeno, sanno contare in modo corretto.

Infine, l’abbraccio tra il mister e Arturo Vidal subito dopo la rete del cileno, la quinta in 3 partite. Quasi un giuramento, del mister, al giocatore. O del giocatore al mister. Insomma, una sicurezza, un abbraccio che vale più di mille parole di mercato e contratti, un auspicio che anche il prossimo anno il cileno possa continuare ad essere pilastro di questa squadra. A quattro giornata dalla fine, + 11 dal Napoli secondo, + 19 dalla Fiorentina e + 27 dall'Inter, roba da cannibali.

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