Image Cross Fader Redux


di GIANLUCA SCATENA - Settembre 2012. Da Norimberga a Monaco, lungo innumerevoli coltivazioni di luppolo. La capitale bavarese non doveva essere un punto di arrivo, anzi rappresentava la fine di un viaggio che per quindici giorni, per mezzo di svariati treni, mi aveva portato a calpestare una buona parte dell'Europa continentale. Eppure, Monaco è Monaco.
Monaco è divertimento, è ebrezza, è Oktoberfest (ci si preparava festeggiando...), è un universo di etnie, è una metropoli. Per un appassionato di calcio, però, Monaco è anche Bayern Monaco e Allianz Arena. Da punto di passaggio, allora, quella città che in un giorno mi aveva fatto vedere più arabi che tedeschi, divenne sul serio una tappa affascinante.
Arrivati a destinazione, io e il mio compagno di viaggio posammo i borsoni all'ostello già prenotato e, una volta rinfrescati e rigenerati, decidemmo in quattro e quattr'otto di metterci in cammino verso la tana dei "die roten". Non era presto e il giorno dopo non avremmo potuto permetterci nulla. Ci aspettava piuttosto un tragitto del tipo Monaco-Innsbruck-Brennero-Verona-Bologna-Roma-Avezzano (AQ). Quindi, niente relax.
Attraversammo la lunga Bayerstrasse, ci fermammo ad ammirare la Karlsplatz e subito dopo Marienplatz, anche se il nostro traguardo non poteva che essere la metropolitana, accessibile secondo prezzi per niente economici, e nonostante i quali riuscimmo a giungere nell'area circostante lo stadio, alla fine di un piccolo viaggio dove il sonno perso nei giorni addietro e la voglia di recuperarlo sembrarono conciliarsi alla perfezione.
L'accoglienza dell'Allianz non fu delle migliori. Regnavano desolazione (solo alcuni tifosi sparsi nel perimetro...) e silenzio, circondati a loro volta da un cielo plumbeo e dal verde confinante. Come se l'orario delle visite turistiche fosse già terminato da tempo e l'ambiente ci consigliasse la "ritirata". Effettivamente, poco mancava all'ultimissimo giro turistico e noi non volevamo farcelo sfuggire.
Inutile descrivere la bellezza, l'imponenza e l'organizzazione della struttura. Inutile descrivere i brividi provati nell'attraversare il "tunnel" che porta direttamente al manto erboso. Inutile descriverli se ad ingrandirli c'era il classico motivo, "The Champions...", a fare da sfondo.
Ebbene, 7 mesi fa, spinto dal desiderio di guardare il "gommone" dal vivo, non avrei mai immaginato che la mia squadra avrebbe provato quelle sensazioni, che le avrebbe provate realmente, per una partita. E mai avrei immaginato di poterle riprovare sulla mia pelle. 
Il ritorno in Europa dopo anni di permanenza negli abissi si è concluso con emozioni che si assaggiano soltanto se si arriva tra i primi otto del continente. E i bianconeri hanno risposto "presenti". 
Il tempo servirà per riorganizzarsi. Perchè in un calcio che in Italia non pare volersi evolvere, la Juventus è l'unica a possedere i mezzi per portarsi avanti. Basta pazientare, fino al giorno in cui la consapevolezza di essere migliori prevarrà sulla paura di un avversario sulla carta superiore. Intanto, non si può che ringraziare per il sogno. E incitare, fino alla fine, affinchè l'"irreale" diventi "reale"...

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