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di GIANLUCA SCATENA - Da quando il 2013 ha aperto le sue porte, la Juventus non ha offerto prove sfavillanti. Ciò che ha determinato il risultato degli incontri in cui poco è emerso il valore della squadra, non è riconducibile soltanto alla scarsa vena realizzatrice degli attaccanti, in proporzione alle azioni create, ma anche ad alcune lacune difensive che dall'inizio dell'era Conte raramente si son viste. Con molta probabilità, tale fattore è legato all'assenza pesante di Giorgio Chiellini. Ma c'è da dire, in ogni caso, che gli invincibili hanno intascato in questo modo punti di esperienza, hanno imparato a soffrire e a reagire. Le sconfitte e i pareggi inattesi, dunque, hanno avuto effetti sicuramente positivi. La gara del Celtic Park ne è una prova.
Antonio Conte ha letto bene le carte e ha sfruttato nel migliore dei modi le incertezze del collega Lennon, colpevole di aver schierato un Ambrose non in condizione dopo il lungo viaggio dal Sudafrica. Una partita che, di certo, niente aveva a che fare con un Celtic-Juve. Il club scozzese ha dimostrato di avere in cantina una maggiore dose di adrenalina e voglia di vincere, come succede in ogni incontro tra Davide e Golia. Ma i bianconeri han saputo aspettare, senza mai rischiare eccessivamente. Al momento giusto, con la consapevolezza di avere un cinismo sufficiente e una tecnica migliore rispetto ai due centrali biancoverdi, hanno colpito nel segno.
Tre goal fuori casa sono un'immensità nel contesto europeo. Il risultato è straordinario, come direbbe il mister. Ma l'elemento incredibile della serata lo si trova sullo sfondo, dove l'importante non è il percorso tortuoso della Champions League, non è far sentire la propria superiorità in cattive maniere o sgradevoli sfottò. Sta più semplicemente in uno scambio di maglie e sciarpe tra due tifoserie che hanno scelto di convivere all'insegna della reale sportività ("I biancoverdi riconoscono la sconfitta dopo aver sostenuto la loro formazione per 90 minuti. Applaudono gli avversari in segno di fair play. Gli lanciano le sciarpe. I tifosi della Juve ricambiano con il coro " Celtic Celtic" e l'atmosfera diventa surreale . Gli steward lasciano passare le due tifoserie affinché si incontrino a meta' strada e si possano scambiare i vessilli" Claudio Zuliani su Facebook). Il paradossale, al contrario, sta nel comportamento di alcuni esponenti scozzesi, a partire dall'allenatore, per arrivare al capitano Brown, portatori di una bandiera che non fa onore. Secondo il loro stimabile pensiero, la gara è stata condizionata dall'arbitraggio, reo di aver mancato al fischio in alcune occasioni d'area. Eppure, secondo il mio, sempre stimabile, pensiero, quel che s'è visto corre lungo il verso opposto, con un Brown sempre pronto a bastonare un Pirlo che, invece, ha preferito utilizzare l'intelligenza, mandando più volte in panne lo stesso avversario.
E mentre Lennon risponde ai suoi tifosi su Twitter come fosse un leone stuzzicato, noi ci godiamo comunque lo spettacolo del suo pubblico, che ha vinto come la Juve. Forse più della Juve.

@gianlucascatena

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