Image Cross Fader Redux

di ROBERTO SAVINO - Gigante tra i giganti, il ciclope con il fischietto ha un unico difetto, grande quanto lui stesso, che emerge prepotente nell’attimo esatto in cui è chiamato a prendere una decisione importante. Succede tutto all’improvviso quando la sua palpebra oscura l’unico globo oculare che la natura gli ha donato. Consapevole della sua intoccabilità, ma attento a non macchiarsi di disonore, il Ciclope non se la sente di rischiare e così il più delle volte adotta il provvedimento che accontenti il più possibile un popolo che si abbevera con le sue decisioni, talvolta adducendo nei confronti della minoranza giustificazioni inconciliabili con il ruolo che ricopre. Fuor di metafora, ciò che sta accadendo in questo campionato, come nell’altro, induce a riflessioni che vanno al di là, molto al di là, di un rigore dato o non dato, oppure di una classifica che si è ristretta pericolosamente ma che vede, non credo di sbagliarmi, la nostra Juventus ancora in testa. Mi riferisco a quella pressione mediatica giornalmente distillata ad arte con due scopi tra loro autonomi ma complementari. Il primo: qualsiasi cosa faccia, fiaccare lentamente, ma inesorabilmente, le energie nervose di una compagine impegnata in una competizione sportiva già durissima di suo. Il secondo: condizionare un’opinione pubblica desiderosa come è di riottenere quei 5 minuti di gloria donatagli sette anni prima con l’invenzione, dal nulla, dell’aberrante istituto giuridico a lei dedicato (il c.d. “sentimento popolare”). Si parla solo di Sport (oppure non più?) ma un vero e proprio quarto potere schierato come se fosse al fronte, ogni santo giorno indossa l’elmetto ed imbraccia il fucile con questi unici intenti, fottendosene delle grida di allarme (come questa che leggete) lanciate attraverso blog e social network. Quelle urla restano in un giardino recintato, sono la polvere che si nasconde sotto al tappeto, lo sfogo di gente tutt’al più rancorosa che, al massimo, può fornire al meglio gli argomenti da spendere nelle discussioni da bar con amici di altra fede i quali, peraltro, nel loro personale Zanichelli vi han trovato solo 4 parole: rubare, ladri, doping e internazionale (e la quarta devi anche spiegargli che non è riferita a loro). Ma forse è meglio rammentare, tra i tantissimi, tre episodi, giusto quelli più eclatanti. Bene, senza andare lontano, ma ritornando per un attimo al campionato scorso, come chiamereste voi il martellante richiamo – anche nel corso di questa stagione – in ogni occasione al famoso gol non visto di Muntari? Lo so, lo so, è inutile che gridiate vendetta ricordando le miriadi di rigori non dati, di gol annullati per fuorigioco inesistenti. Dovete rendervene conto, quelli ve li siete solo immaginati. Puff, scomparsi, mai esistiti, in nome di una cattiva nomea da salvaguardare. La nostra. E perché, vogliamo accennare all’ignobile caccia all’uomo che ha visto coinvolto il Mister (al contrario di altri con la stessa o addirittura peggiore “accusa”), vero artefice della terza stella il quale, anziché essere protetto, da chi si definisce imparziale, nei confronti di un sistema assurdo, inconcepibile ed incondivisibile, è stato trattato alla stregua di un delinquente solo perché sì, in fondo, alla fin fine, non poteva non sapere? Dire poi della partita di Catania, significa riassumere la storia di ogni singola faccenda di casa nostra, con un Presidente avversario isterico che tira calci ad un cartellone inveendo successivamente contro decisioni che, se viste con altre maglie sulle spalle, avrebbero certamente indotto tutti a definirle quantomeno di “difficile interpretazione nello sviluppo dell’azione”. E lo stesso Presidente, poi, che a distanza di una settimana, tace invece su torti evidenti subiti, probabilmente in vista di ricompense elettorali che di lì a qualche mese si materializzeranno in suo favore. Da quel momento, fatto salvo l’errore in favore della Juve nella partita persa contro gli acerrimi rivali, solo ed esclusivatmente match con un saldo negativo, talvolta molto negativo, di decisioni sfavorevoli alla Vecchia Signora del calcio. Che sia chiaro. Per me le partite si vincono sul campo, solo su quello. Mi neghi un rigore, può succedere, adesso ti dimostro lo stesso che il più forte sono io. Come fatto l’anno scorso. Qualche volta il vantaggio lo avrò io, può accadere, dimostrami tu che sei ugualmente il più forte. E comunque, alla fin fine, il valore di una squadra è ben rappresentato dai punti che ha in classifica. Ciò che si vuole sottolineare è, invece, che in entrambi i casi a finire sotto processo è sempre e soltanto la Vecchia Signora. Sempre nell’occhio, questa volta del ciclone, ogni occasione è buona per attacchi diretti, anche quando a buon diritto a dolersi dovrebbe essere lei. In nome di uno “stile” vero e proprio parafulmine dei detrattori, appena possibile si sposta l’attenzione sulla reazione di giocatori, dirigenti ed allenatore, sviando così con nonchalance il torto subito, magari senza neanche riflettere su scusanti così gravi da dover essere poste al centro di un serio dibattito sportivamente inteso. Può dire “non me la sono sentita” un arbitro? E’ questo che uno juventino vuol capire e che uno sportivo dovrebbe voler comprendere. La verità è che non ci si stupisce più di nulla se in un paese come il nostro fa troppo comodo, per intenderci, focalizzare l’attenzione solo di fronte ad un ipotetico sequestro di persona in uno spogliatoio durante una partita (sic!), dimenticando sia la clamorosa insussistenza del fatto accertata da sentenze di Tribunale sia, a monte, l’insulsa partita tutta indirizzata a sfavore della Juve. In conclusione il pericoloso clima artatamente creato potrebbe alla lunga cogliere nel segno. Costringendo la Juve, ogni volta, a dimostrarsi non solo più forte, ma molto più forte degli avversari, il risultato potrebbe essere quello di rafforzarla nell’immediato ma, alla lunga, di svuotarla nella testa. Il mister avrà anche esagerato (al pari di tanti che, invece, grazie alle stesse sceneggiate sono stati osannati) nella reazione immediata contro quell’arbitro di …di…. non ricordo dove. Di certo, ha dimostrato di aver capito il giochetto, smascherato con un’ironia che neanche loro hanno compreso essere volutamente antipatica, come una trave infilata nell’occhio di un Ciclope.

Roberto Savino, classe 1970, avvocato. 
"Alex Del Piero minuto per minuto" e "Imbattibili" sono i suoi libri.
PAGINA FACEBOOK: Alex Del Piero minuto per minuto

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