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di GIUSEPPE PLATANIA - Il problema adesso non è Giovinco. E se vogliamo nemmeno il tanto bistrattato attacco della Juve. La verità è che un problema vero e proprio non c’è. Bando ai disfattismi, alla negatività e alle accuse un po’ troppo frettolose. L’unica nota negativa – l’unica macchia, se così si può definire – e ciò che fa un po’ storcere il naso ai milioni di tifosi bianconeri è probabilmente l’interruzione improvvisa della tanto amata striscia vincente che ci portavamo dietro da (più di) un’intera stagione a questa parte. Quarantanove è un bel numero, certo, cinquanta magari lo sarebbe stato ancora di più, cinquantotto sarebbe stato magico e cinquantanove sarebbe stato perfetto. Già, non ci mancava molto per superare il record del Milan di Capello stagione ‘90/’91 e ‘91/’92, ma nemmeno così poco a pensarci meglio, quindi tant’è, ce ne faremo sicuramente una ragione. Certo, non vestiamo più la ‘corazza’ – quantomeno sul piano psicologico – dell’imbattibilità, che sotto sotto metteva un certo scoraggio agli avversari (o a quasi tutti), ma sta di fatto che sul campo questa Juventus continua ad essere una squadra forte, la più forte del campionato di Serie A, di sicuro la più temuta, nonostante qualche galletto impavido abbia cominciato ad alzare la sua piccola cresta nerazzurra, in primis mister Stramaccioni, ma ci sta anche questo, per carità, dopo essere riusciti finalmente a violare lo Juventus Stadium, gli entusiasmi lì sull’altra sponda del tifo devono essere alle stelle. E lo sono. E’ interessante notare come tutta la parte dell’Italia anti-juventina (un numero assai grande…) non aspettasse altro che la prima sconfitta della compagine bianconera in campionato. E’ stato davvero curioso vedere diversi milanisti, napoletani, romanisti e altri tifosi festeggiare tutti assieme per l’impresa dell’Inter, che è riuscita a interrompere la gloriosa striscia di quarantanove risultati utili consecutivi della squadra Campione d’Italia. Nulla di nuovo sotto il sole a dir la verità, sono scene che si sono ripetute già numerose volte in passato, i tifosi più anziani di me possono sicuramente confermare. Da parte nostra, c’è l’amarezza della sconfitta certo, specie perché avvenuta in casa nostra contro i rivali storici, c’è il rammarico per non essere riusciti a mettere in atto la prima vera e propria fuga in classifica, facendoci accorciare punti di conseguenza, ma oltre a questo nulla di più. Nessuna tragedia, nessun dramma, nessun grosso problema. Giocando non benissimo, sabato sera siamo riusciti a fare comunque un totale di tiri in porta di gran lunga superiore alla squadra che si è portata a casa i tre punti, e se l’imprecisione e la sfortuna non avessero perseguitato l’acciaccato principino Marchisio, probabilmente appena dopo venti minuti saremmo stati già sul 2-0 o sul 3-0, e nulla da dire. Qualche errore di troppo a centrocampo, il nostro sbilanciamento in avanti nel corso del secondo tempo e i micidiali contropiedi della squadra nerazzurra hanno fatto il resto. Trovo veramente dura dare delle colpe a questa Juventus, anche se è evidente che non stiamo attraversando un periodo di forma brillante – nonostante questo riusciamo a resistere e il più delle volte a vincere: eccola la grande squadra. Personalmente è stato più bruciante il pareggio (assolutamente immeritato) in casa dei danesi del Nordsjælland piuttosto che la sconfitta a favore dei nerazzurri. Quest’ultima piuttosto, amarezza post-partita a parte, mi ha fatto rendere conto una volta per tutte di come la Juventus sia ritornata a recitare il suo ruolo originario, seduta (abbastanza comodamente, per adesso) suo trono di squadra assolutamente da battere. Vedere i giocatori dell’Inter festeggiare sull’erba dello Stadium quasi come se avessero vinto uno scudetto, ascoltare l’intera Italia anti-juventina esultare e godere, leggere titoli di giornali dedicati esclusivamente ai bianconeri e polemici oltre ogni modo, ma anche assistere alle acrobatiche uscite ad effetto di certi presidenti (ogni riferimento a Pulvirenti è puramente casuale) sono segnali evidenti di come tutto sia tornato a girare efficacemente intorno alla Vecchia Signora, un po’ come ai “vecchi” tempi. Solo che questa volta difficilmente riusciranno a fermarci. Uno sguardo alla classifica, per finire: perbacco, siamo sempre primi. Casa dolce casa.

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  1. romanisti che esultano ma che hanno ben poco da esultare.

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