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di "ELDAVIDINHO" - 45 da imbattuti e sabato sera è stato tutto più facile del previsto. O meglio, più facile di quanto già ci si potesse immaginare. In 20’ abbiamo chiuso un’ altra partita senza tanti problemi, dominando, divertendoci e giocando a calcio. Quello vero, non quello pulito di Zeman. Punizione ingannevole di Pirlo, Rigore preciso di Vidal e opportunismo di Matri nello sfruttare la difesa inesistente della Roma con tagli da dietro. E il gol di Giovinco al 90esimo dopo una discesa paurosa di Barzagli sulla destra, assist man. A tratti si è rivista la squadra straripante che lo scorso anno, col 4-3-3, pressava in maniera disumana in ogni zona del campo, considerando sempre la pochezza della Roma. Ma la Juve dei primi 20 minuti è scesa in campo con un atteggiamento che non si vedeva dallo scorso anno. Subito aggressiva, cattiva, con l’intento di voler fare la partita e dominarla, a differenza delle prime uscite stagionali all’insegna sì della solita intensità di gioco e del controllo del match ma con un atteggiamento più rinunciatario. Il fatto che abbiano giocato i titolari con Chievo, Fiorentina e Roma dimostra che questa squadra tutto è tranne che stanca. Forse di Juve Roma non è piaciuto solo l’atteggiamento e la gestione del secondo tempo, entrambi rivedibili. Poteva(e doveva) finire con un risultato tennistico e abbiamo preso persino troppi gialli. La forza di questa squadra, comunque, è che giocatori come Marchisio, Asamoah e Pirlo, tanto per fare degli esempi, non hanno bisogno di riposo, Anzi. Più giocano, più migliorano. L’esempio del Marchisio dello scorso anno è lampante, col raggiungimento di una tenuta fisica, una media gol ed una pericolosità sotto porta da attaccante vero. Gli aggettivi per elogiare questa squadra sono finiti, evidentemente. Cominciano quelli per giudicare Zeman e la sua squadretta ora. Campagna acquisti sbagliata, giocatori Roma indisciplinati ma Zeman resta “il mago” per le strade ed i quartieri di Roma. Poveri illusi. E povero capitan Totti che si è preso altre 4 pere. I giornali ed i giornalisti, invece, tutti contro Zeman. Sono d‘accordo perché la Roma di ieri è la tipica squadra del boemo. L. Enrique in questo caso può essere un’attenuante per criticare la strategia societaria degli ultimi anni ma questa squadra è tutta frutto della pazzia del boemo. Col senno del poi, facciamo più gol giocandole che vincendole a tavolino le partite, come invece ha fatto la Roma, approfittando del Regolamento che lo permetteva, la scorsa settimana . Agnelli, non fare mai ricorsi in stile Roma. Non ci conviene. E chissà Petrucci, noto tifoso giallorosso, come avrà reagito… Le occasioni che hanno portato alle traverse di Marchisio e Vucinic sono l’ emblema della prova difensiva della squadra di Zeman. Impaurita e incapace anche di provare, fare un minimo tentativo per aggredire i giocatori in possesso di palla. Niente. Letteralmente surclassati. Tutto ciò, sommato alla totale impreparazione a contrastare il gioco di Conte(che oramai conoscono tutti, fatto di tagli centrali, pressione sui difensori avversari e taglio obliquo dell’attaccante oltre la linea difensiva, le uscite di Vucinic, gli inserimenti dei centrocampisti, da dietro e senza palla, la transizione difensiva, l’ormai obbligatoria marcatura a uomo su Pirlo) Zeman deve ringraziare l‘antijuventinismo se è ancora qui. Senza di esso, ora, dove starebbe? D’altronde, la definizione che Marotta ha dato di Zeman prima della partita: ”è uomo di spettacolo, raccoglie applausi e fischi” fa ben capire che differenza ci sia tra un mister che in settimana lavora e sta in silenzio e un altro che gioca la partita ai microfoni. Zeman, non siamo dopati noi. Siete troppo scarsi voi. E non è neanche colpa del Gol di Turone. Forse a Baldini conviene chiamare Auricchio per un altro ribaltone. Passando alle statistiche, 17 tiri totali, di cui ben 13 nello specchio della porta(il 53.3%). Il 99% l’ indice di pericolosità registrato, possesso palla (55 a 45), palle giocate (547 a 450), passaggi riusciti (74,7% a 67,7%). Chiellini ancora una volta leader nelle palle recuperate (ben 24, otto in più dei 16 di Tachtsidis), Pirlo 67 passaggi riusciti (Chiellini secondo con 55). Insomma. All’impegno di Champions la Juve ci arriva al meglio e col morale a mille anche se c’è sempre il rischio d’incappare in una partita come quella di Firenze. Lo Shakhtar è squadra consolidate che si schiera con un 4-2-3-1: in porta c’è l’ucraino, a Donetsk dal 2007, Andriy Pyatov, la linea difensiva è composta dal croato Srna, difensore laterale che può giocare anche come esterno sinistro, Oleksandr Kucher, giocatore potente in grado di giocare anche da centrocampista difensivo, Yaroslav Rakitskiy e Razvan Rat, difensore rumeno in Ucraina dal 2003. A centrocampo, a comporre una diga a due davanti la difesa ci sono Fernandinho, giocatore brasiliano in maglia nero arancio dal 2005, 27 gol in totale e Thomas Hubschman, calciatore ceco, all’occorrenza difensore, ex Sparta Praga. Nella linea a 3 d’attacco troviamo, largo a destra, l’attaccante Alex Teixeira, seconda punta che può giocare anche da trequartista. È veloce ed abile nel dribbling, facilitato dal fisico minuto. Possiede un buon controllo di palla ed è abile nel gioco “di prima”. Sa ben muoversi fornendo svariati assist ai compagni. Al centro della manovra c’è l’armeno Henrikh Mikhitaryan, nazionale riconvertito con successo, negli anni scorsi, in mediano, dopo un inizio di carriera come esterno offensivo nel Metalurg Donetsk. Ora è tornato alle origini, spostando il proprio raggio d’azione al centro e traendone vantaggi: Mkhitaryan ha già realizzato 12 marcature nelle prime 9 partite di Premier ucraina. Sulla sinistra viene schierato, di solito, il velocissimo William, altro giocatore brasiliano nella gioielleria di Lucescu. In attacco quel Luis Adriano che tutti conosciamo e che sino allo scorso anno era appetito da tutti sul mercato. Nella prima giornata, lo Shakhtar Donetsk ha passeggiato sul Nordsjaelland, vincendo 2-0. Troppo squadra gli ucraini per dei dilettanti, soprattutto in campo europeo. I campioni di Danimarca hanno fatto il loro esordio assoluto nella bolgia della Donbass Arena. L’emozione dei danesi e l’evidente inferiorità sul piano tecnico hanno fatto il gioco degli ucraini, padroni assoluti del campo. Protagonista del match è stato proprio l’armeno Mkhitaryan, che affronterà l’Italia nel girone di qualificazione per i prossimi Europei. La giovane punta timbra due volte (al 44′ e al 76′), sopperendo alla poca concretezza di Luis Adriano e Willian. Lucescu è allenatore molto preparato. Lo dimostra l’affermazione di pochi giorni fa di uno dei suoi giocatori, Fernandinho: “Lucescu ci ha fatto vedere un’infinità di partite della Juve: ormai la conosciamo bene”. Lo Shakhtar, tra l’altro, è squadra ancora imbattuta in campionato con 5 vittorie e 1 solo pareggio, 15 gol fatti e solo 3 subiti. La Juve d’Ucraina, oserei dire. Vanta 12 partecipazioni alla Champions League, è forte di sei titoli nazionali conquistati negli ultimi otto anni(e, lo scorso anno, ha vinto anche Coppa e Supercoppa nazionale) deponendo la Dinamo Kyev dal trono di regina d’Ucraina. L’ esperienza in Europa negli ultimi anni è stata addirittura trionfale, con il club che ha raggiunto due anni fa, per la prima volta nella propria storia, i quarti di finale di Champions League, venendo estromesso solamente dai marziani del Barcellona. Oggi Mircea Lucescu, tecnico in sella dal 2004 e vincitore nel 2009 della Coppa Uefa, è chiamato a consolidare lo status europeo conquistato Non è certo una missione impossibile. Forza Juve.

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