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di EMILIANO ZERILLI - Finalmente la vicenda Conte sembra volgere alla sua conclusione. Il Tnas (tribunale nazionale arbitrato sportivo) si è pronunciato riducendo la squalifica dell’allenatore bianconero da 10 a 4 mesi. Come sempre accade in Italia le sentenze sono anticipate sui quotidiani prima di essere emesse dai tribunali; sì, perché nel nostro bel paese funziona cosi, i giudici sportivi leggono su un giornale, in particolare quello di colore rosa, titoloni come quelli del 2006, tipo: “Juve non cosi”, “Processateli!”, oppure “ecco come truccavano i sorteggi”, e si fanno un'idea di cosa fare o non fare. E' successo nel 2006 e succederà ogni volta che un tesserato della Juventus viene coinvolto in qualche malaffare, e a prescindere che l’imputato sia colpevole o meno comincerà la gogna mediatica. Ha ragione il nostro presidente Andrea Agnelli a definire la sentenza del Tnas comunque “un'ingiustizia che rimane”, semplicemente perché in due anni d’inchieste erano emersi solo nomi di seconda fascia, poi però proprio nel momento in cui la Juve di Conte si appropinquava a vincere il suo trentesimo scudetto, eccolo che spunta dal nulla, anzi, dalla bocca di un giocatore che si era venduto pure la madre (Carobbio) il nome che tutti aspettavano: “Antonio Conte”, l’artefice principale del successo bianconero. All’inizio si parlava di un misterioso sms inviato da Bellavista, giocatore indagato che dichiarò di aver provato a contattare Conte che allenava il Siena per informarlo delle combine tra la sua squadra (il Siena) e il Sassuolo: messaggio che non è mai arrivato al cellulare dell’allenatore leccese.
Altro fatto: pochi mesi più tardi la Juventus vince il campionato ai danni del Milan e subito esce fuori la seconda deposizione di Carobbio (ex giocatore del Siena) nella quale dichiarò che Conte in una riunione tecnica prima di Novara-Siena disse ai suoi giocatori di “stare tranquilli perché la partita sarebbe finita pari”. Carobbio è stato smentito da 23 giocatori, ma la procura federale (nel caso specifico il procuratore Stefano Palazzi) prende per oro colato le sue parole, considerando inattendibili gli altri 23 giocatori, sostenendo anche che l’allenatore “non poteva non sapere”. Chi, come me, ha visto giocare Antonio Conte sa perfettamente che tutte le accuse che gli sono state fatte possono essere riassunte in un solo termine: “fesserie”. Conte in campo era un vincente e un leader, è stato capitano di una grande Juventus che ha vinto in Italia, in Europa, e nel mondo; da allenatore ha vinto nelle società Bari e Siena, le quali hanno avuto fiducia in lui e nel suo calcio, ha sempre offerto al suo pubblico un gioco spettacolare e divertente, solo ad Arezzo, la sua prima esperienza da allenatore, è stato esonerato, e a Bergamo non ha avuto tempo di lavorare per problemi di spogliatoio con Doni e con la tifoseria.
Ma il capolavoro di Conte è avvenuto a Torino con la sua Juventus, che fino a 2 anni fa era una squadra senza anima, che veniva presa a pallate da quasi tutte le squadre di serie A, una squadra “simpatica” come mai lo era stata nella sua storia centenaria. In un anno, mister Conte ha dato un gioco che io personalmente non ricordo di aver mai visto, abbiamo vinto un campionato da imbattuti (mai successo in Italia) dominando tutti i nostri avversari dal primo all’ultimo. E dopo tutti questi successi e vittorie sul campo, arriva un Carobbio qualunque, un giocatore che da anni truccava le partite per infangare con delle fesserie e calunnie la carriera di un uomo come Conte? In questi casi si potrebbe usare una battuta dell’intramontabile Totò: “ma mi faccia il piacere!”.
La verità è una sola, Conte come Moggi ha due sole colpe: quella di essere bravo nel suo lavoro (e in Italia chi è bravo viene sempre invidiato da chi non lo è) e di aver fatto vincere la squadra più odiata del nostro paese. Se fosse stato in qualunque altra squadra (specialmente nelle milanesi), state certi che nessuno lo avrebbe toccato. Ma l’esilio sta finendo e l’8 dicembre noi tifosi bianconeri potremo riabbracciare il nostro tecnico, cantando come sempre abbiamo fatto “senza di te non andremo lontano, Antonio Conte capitano!”.

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