Soliti pregi (tanti). Soliti difetti (pochi)

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di ROBERTO D'INGIULLO - Dopo tre anni, la Juve era aspettata al varco al ritorno in Champions con la curiosità di scoprire se anche fuori dai confini italiani, la Vecchia Signora fosse altrettanto competitiva. La risposta è confortante perché la squadra ha ormai conseguito una mentalità talmente radicata da non modificare atteggiamento al cospetto di avversari blasonati. Tante le note positive raccolte a Stamford Bridge: solito rifiuto ad accettare la sconfitta, centrocampo così tonico da poter sopportare una giornata poco felice di Pirlo grazie al tandem Marchisio-Vidal e condizione atletica straripante. Insomma, la Juve è destinata a dire la sua anche in Champions. Tuttavia, poiché essere spietati verso se stessi è l'unico modo per migliorarsi, cerchiamo di capire dove e come la squadra può crescere.
Già nella passata stagione, la Juve sfiancava l'avversario nel primo tempo con un ritmo elevatissimo per poi raccogliere i frutti nella ripresa. Spesso la pressione bianconera si concretizzava nella seconda frazione, ora però la Vecchia Signora non si "limita" a tornare negli spogliatoi a reti inviolate ma capitola regolarmente nella mezz'ora iniziale. Il timore è che inconsciamente la squadra trasformi un grande pregio in una debolezza: ovvero la consapevolezza di poter ribaltare il risultato induce a scendere in campo senza quella ferocia che poi si ammira nel proseguimento della gara.
È, invece, un finto problema quello relativo alle difficoltà denotate da Pirlo allorché l'allenatore avversario predispone una gabbia o una marcatura individuale sul regista. Il nostro centrocampo è talmente forte da lasciare il tecnico rivale sempre con una coperta corta: se raddoppia gli sforzi per arginare il playmaker bianconero, inevitabilmente è costretto a concedere più libertà agli altri elementi della linea mediana. E non è un caso che Marchisio e Vidal abbiano firmato un assist e un gol intervenendo inoltre in tutte le occasioni più importanti create dalla truppa di Conte.
Il vero punto interrogativo rimane in attacco. In molti hanno maledetto la sfortunata deviazione con cui Lichtsteiner ha messo fuori causa Buffon nell'azione del primo gol del Chelsea. Ma il vero rimpianto è che appena due minuti prima i bianconeri hanno sprecato la chance di portarsi in vantaggio con Vucinic liberato splendidamente al tiro dal "solito" assolo di Vidal. Il montenegrino ha controllato il pallone, è avanzato all'interno dell'area, ha guardato il portiere, ha preso la mira e...ha calciato a lato. Prima di prendercela con la cattiva sorte, dobbiamo chiederci se al nostro reparto avanzato non manchi qualcosa rispetto a quello delle principali pretendenti allo scettro europeo. Di Vucinic conosciamo pregi e difetti, ormai siamo avvezzi alla sua straordinaria abilità nell'abbinare virtuosismi di puro genio a errori sotto porta apparentemente banali. Nella notte di Stamford Bridge, c'è anche chi ha fatto peggio perché Giovinco è apparso assolutamente impalpabile. Sulla Formica Atomica, ci sono due nodi da sciogliere. Per caratteristiche tecniche è senz'altro a suo agio quando può sfruttare il contropiede, ma questa è un'arma che raramente viene concessa alla Juve. Inoltre, sul piano della personalità, Seba deve dimostrare di saper essere decisivo anche nelle gare più delicate. La serata londinese non è una bocciatura ma il giocatore sta godendo della fiducia assoluta del tecnico che ha sacrificato gli altri attaccanti per concedergli regolarmente la maglia da titolare; se vuole continuare ad essere impiegato con lo stesso minutaggio, sta a lui alzare il livello delle proprie prestazioni. Per quanto si accolga con gioia il gol di Quagliarella, non basta a fugare ogni perplessità sulla capacità realizzative dei nostri cannonieri. Per vincere il campionato, si è rivelato un handicap superabile con la straordinaria mole di gioco prodotta. La Vecchia Signora non concretizzava proporzionalmente a quanto costruito ma dominava in modo così schiacciante da riuscire comunque a conquistare la vittoria facendo fruttare una minima parte di quanto seminato. In Europa, però, per eccellere bisogna avere la meglio anche contro avversari più tenaci: ecco perché il timore è che si tratti del vero tallone d'Achile soprattutto vedendo la capacità di andare a segno degli altri bomber dei top club nel primo turno di Champions. A meno che a Gennaio non si decida di intervenire sul mercato seriamente spendendo il giusto per trovare il jolly in grado di dare una spinta nel momento decisivo della stagione.

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