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di "ELDAVIDINHO" - Tornando al calcio giocato, la Juve contro il Chievo ha messo in tasca la la 6° vittoria consecutiva che, senza lo sciagurato pareggio dello scorso anno contro il Lecce, sarebbe potuta essere la 15esima di fila. 11 gol fatti e solo 3 subiti. 43 il numero di gare senza sconfitte. Marziani. È il termine giusto per questi ragazzi che anche contro il Chievo hanno giocato una gara fantastica, di una intensità e una cattiveria agonistica fuori dal normale. Abbiamo trovato il nostro modo ideale di fare turnover, la formula vincente: i panchinari nel primo tempo, qualche titolare nel secondo e tutti riposano. A ruota. Con la squadra che carbura, si carica, tiene botta agli avversari(che scelgano di fare o una gara di contenimento o una gara di pressing non ha importanza) e, come un diesel, dà il massimo quando i suoi avversari calano. Nonostante un Isla timido, un Pogba fuori dal gioco, un Chievo ben coperto. Partita tattica con Juve in salita nel primo tempo. Poi dominio totale ma sterile. Gioco lento, prevedibile ma con intensità, la stessa di sempre. Ed è questa l’arma che ci permette di effettuare allucinanti variazioni di ritmo. Poi, infatti, la svolta e la doppietta di Quagliarella che trafigge nel giro di 5 minuti, finalmente, un Sorrentino in stato di grazia, proprio come lo scorso anno, prodigioso nel primo tempo su Quagliarella, Giaccherini e Asamoah e nel secondo su Chiellini. Alla fine tutti bene, anche Bendtner e Lucio, finalmente. Instancabile Asamoah. Rimandato solo Isla ma entrerà negli schemi anche lui. Impressionano tutti, non c‘è mai uno che spicca più di altri. Ogni partita sale in cattedra qualcuno. E parte lo spettacolo. Non mi stancherò mai di ribadire che questa squadra è un’orchestra perfetta: possono cambiare i musicisti, ma la melodia è sempre deliziosa. A testimoniare il dominio assoluto che c’è stato nella gara contro il Chievo, da sempre nostra bestia nera, ci sono le statistiche, come sempre. La supremazia nel possesso palla è ormai una costante e sabato sera è stata del 62%, con 712 palle giocate, contro le 470 degli avversari. Anche la percentuale di passaggi riusciti, 72,5% è in linea con quella delle ultime gare, così come i 12 minuti e 24 secondi di supremazia territoriale, ben sette in più del Chievo. Quasi imbarazzante la differenza tra la pericolosità della Juve e quella degli uomini di Di Carlo: 82,9% (meglio la Juve aveva fatto solo a Udine), contro il 22,9%. I miglioramenti che si stanno raggiungendo sono sotto gli occhi e bisogna dare veramente atto a Conte e Carrera del lavoro che stanno facendo. Lo scorso anno questa gara l’avremo pareggiata. La “seconda Juve di Conte”, quella versione campione d’Italia, gioca per il momento peggio dello scorso anno, ma è più solida, convinta e concreta. Sa leggere le debolezze dell’avversario, è capace di non scoraggiarsi e ha pazienza. Una virtù propria dei forti. Anche con le seconde linee in campo che lasciano a riposo i pezzi da novanta, la musica è la stessa.

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