Siamo la gente della Juve. Gente che si riconosce quando si guarda negli occhi

di ROBERTO SAVINO - Febbraio 2012. Devo a tutti i costi risalire l’Italia per far conoscere a più gente possibile il mio scritto sul Capitano bianconero. Purtroppo, il giorno prescelto dal destino sembrerebbe proprio essere quello meno indicato nella storia dell’umanità, guerre escluse. La penisola è tutta bianca, aerei e treni dovunque partono a singhiozzo, così mi convinco che tanto vale conviene rischiare il viaggio in automobile. In questi casi meglio essere padroni del proprio destino e devo ammettere che mai come stavolta i mille chilometri che mi separano dalla destinazione finale scivolano via, con l’autostrada deserta, in assoluto relax. Penso e ripenso a come è nato tutto, alla scintilla che ha colpito la mia mente insana in quella nefasta domenica di inizio gennaio dell’anno precedente, con una dura sconfitta in casa ed un’umiliante sostituzione del Campione della mia vita dopo poco più di 30 minuti di sacrificio in un ruolo non suo. Tutte le nottate in compagnia degli archivi di stampa, i gol di Alex rivisti ognuno decine di volte, per cogliere una sfumatura, un tocco sfuggito, una smorfia. Strappare intere frasi, correggerne altre e poi rivederle ancora. E poi a lavoro finito svegliarti alle 2 e 00 di soprassalto e solo in quel momento materializzare di aver sognato il Capitano che ti stringe la mano e ti avvisa che non può aiutarti, che devi fare da solo, come sempre nella vita, maledizione. Ed il pomeriggio del giorno seguente essere chiamato da un editore al quale il tuo scritto piace. Entrare in un vortice di emozioni, conoscere mille persone, la maggior parte con la stessa mia passione. Tutta bianconera, senza via d’uscita, senza alternative. Il buono ed il cattivo, il bene ed il male, la pace e la guerra, la luce ed il buio, lo zucchero della vita contrapposto al piccante sapore del pepe. Mica come gli altri, con colori così simili tra loro da confondersi al pari dell’identità. Il sogno, manco a dirlo, incontrare il ragazzo diventato uomo con la stessa casacca sulle spalle. Rimarrà tale, rimaledizione. Ma non fa nulla. In fondo lo comprendo. Arrivo nella Capitale sabauda, mangio un boccone prima di un incontro per me davvero speciale. Son sotto casa sua, il freddo mi brucia gli ultimi neuroni che vagano nudi nel cervello. Gli occhi guardano l’imponenza della mole scambiandola per una candela che riesca finalmente a scaldarli. Oltre ovviamente ai frutti di mare scaldati, se c’è una cosa che un barese non sopporta è il freddo. Non è contemplato tra gli eventi della sua vita. Non lo accetta né mai lo farà. L’unico avvenimento che potrebbe dichiarare l’estinzione della specie è, quindi, l’arrivo di un’era glaciale. Il dito spinge il pulsante del citofono temendo di restare impietrito, come un ghiacciolo ancorato alla parete del freezer. Entro nel portone non prima di aver salutato due pinguini che passeggiano indisturbati. Ovviamente sono a mani vuote, come il più classico dei cafoni. E’ avvenuto tutto così in fretta, ho pensato a troppe cose ma non a questa, così nell’ascensore spero solo che Eta Beta abbia sopperito a tale lacuna infilandomi nelle tasche della giacca qualcosa da offrirgli. Ricerca vana, Maner capirà, avrei potuto presentargli solo roba congelata. Sono accolto nella sua casa come non sono mai riuscito a fare neanche con il migliore dei miei amici. Ora, per un attimo, pensate a come possa essere una bella casa di Torino. Bene è quella, con i granelli di polvere che chiedono permesso prima di entrarvi. Due poltrone a specchio comodissime ed una libreria ordinatissima ospitano in primo piano i numerosi scritti del padrone di casa. Maner è un bell’uomo, la moglie molto più di lui. Gran fascino (la moglie molto di più) e scopro che si è laureato in giurisprudenza nella mia città, che è della stessa classe di Sante, mio suocero. In effetti lo ricorda molto, con quel carisma che trasuda dallo sguardo anche quando rimane in silenzio. Con lui, incredibile ma vero, ha percorso tutto il corso di laurea, discepoli di professori di levatura mondiale, primo fra tutti Aldo Moro. Ti racconta la sua vita, degli Agnelli, della sua amicizia con Boniperti, della Fiat, dei suoi viaggi, della sua Juve, della nostra Juve. Sono imbambolato ma mi sento a casa e potrei parlargli delle mie cause, di Loseto e Maiellaro (n.d.r. vecchie glorie biancorosse), di Giampaolo, ex bianconero, mio amico caro e pupillo del Presidentissimo ai tempi della Primavera, ma taccio e faccio bene, ma molto bene, direi benissimo e non di certo per le doti di giocatore di Federico, fuoriclasse nell’animo prima ancora che con le gambe. Penso di saperne di Juve, appena appena, giusto un po’, almeno fino da quando son stato costretto ad eleggerla squadra del mio cuore. Oddio, costretto è un parolone. La decisione avvenne con tra le mani un classico album panini del 1976-77, costato 100 lire e che distribuiva bustine a 50, con il viso dei calciatori in un tondino e loro stessi in azione nell’immagine principale. Dovevo schiuderlo a caso per scegliere la squadra che mi avrebbe seguito per la vita. Oppure io seguito lei, bhò chi lo può sapere. La decisione definitiva avvenne dopo una decina di improvvide aperture. Il cuore in verità già batteva per quelle maglie bianche e nere che ogni maledetta domenica si impregnavano del sudore dei due miei omonimi bomber, uno dei quali da me amato molto più dell’altro. Ma non divaghiamo, insomma, Maner ne sa molto più di me. Parla di Juve e sei sicuro che non ti sta dicendo una fesseria, guardi i suoi occhi illuminati e ti sembra di aver vissuto in prima persona gli eventi che lui racconta. E dire che certi Campioni li ha visti dal vivo, mentre il sottoscritto a malapena in fotografia. Usciamo a farci un giro, incontriamo Laura, amica member, passiamo con lei da Feltrinelli …deve comprare due copie del libro…c’è n’è una sola, accidenti, proprio a Torino, non ci voleva. Ci consoliamo con una cioccolata che ci scalda il cuore prima che la pelle, poi ci salutiamo con la promessa di rivederci ancora.


Roberto Savino, classe 1970, avvocato. 
"Alex del Piero minuto per minuto" (Castelvecchi editore, €16,50) è il suo primo libro.

2 commenti...dì la tua!:

Anonimo ha detto...

Favoloso!!!

Anonimo ha detto...

da brivido robyyyyyyyy, almeno per una juventina come me!!!!

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