All'Olimpico tanta Juve ma poca sicurezza

di GIANLUCA SCATENA per CalcioGP.it - Partire presto con la speranza di trovare il posto migliore in curva Sud. Questa, sostanzialmente, la filosofia che aleggia poche ore prima dell’inizio del match. Quando, però, ci si accorge che dalla Tangenziale parte una lunga fila di colore bianco-rosso, quella del traffico in andata e ritorno per capirci, allora è chiaro che niente di quanto prefissato possa andare in porto.

All’Olimpico e nel suo circondario va di scena la classica immagine “apocalittica” di una città presa dalla smania della sicurezza. Ovviamente, controlli e precauzione tanto grandi quanto leciti e giustificati.

Le forze dell’ordine scortano i sostenitori ospiti fino al settore preposto. Dal momento che il traffico ha ritardato in maniera imprevista il nostro personale ingresso in stadio, alcuni si agitano e si lamentano per aver mancato il consueto spettacolo pre-partita. Il “Forza Lazio Alè…” e il volo dell’aquila Olympia sono imperdibili. Uno show perso, nonostante i numerosi Steward avessero sbloccato qualsiasi meccanismo di controllo relativo ai tornelli e alle “perquisizioni” rituali che anticipano l’entrata, pur di non far perdere i primissimi minuti di gioco. Allora, in quel caso, potrebbe sorgere una domanda quasi spontanea: le innumerevoli “dimostrazioni” di cautela in giro per le strade e la tanto discussa tessera del tifoso, considerando le sorveglianze non proprio efficaci a pochi passi dallo stadio, sono davvero necessarie? In virtù di queste pseudo sicurezze, nel bel mezzo di una curva divisa tra laziali e juventini, ai quali è stato concesso anche uno dei distinti sud, si possono benissimo immaginare le potenziali conseguenze…

Noi, comunque, ci godiamo la partita, nell’atmosfera festosa dei cori di un “popolo” che non parla solo romanesco, ma una lingua completamente variegata. La stessa atmosfera attesta la voglia di successi importanti riaccesa dopo le tre vittorie consecutive, ma più precisamente dopo una serie di partite che non conosce sconfitte. La curva acclama Conte, mentre alcuni striscioni invocano il trentesimo scudetto, o persino l’attenzione di Militello. Al goal di Pepe, al quale è stato dedicato uno di quei cori semplici ma gratificanti, la varietà juventina si unisce in abbracci calorosi che riescono a superare qualunque tipo di ostilità. Un’immagine straordinaria che si ripete al fischio finale, anche se qualche laziale, tra i cosiddetti “gesti dell’ombrello”, comincia ad usufruire di quella che all’apparenza, alle porte di Roma, doveva essere una buona sicurezza. Dalla nostra parte arrivano oggetti di qualsiasi tipo, insieme a petardi e monetine. Tra queste, ce n’è una che colpisce in piena fronte un tifoso bianconero accompagnato da suo figlio, che dovrà per forza di cose portare un cerotto con 2 punti.

In uno sfondo di totale felicità, questa piccola ma significativa macchia viene alleggerita da una notizia curiosa: il medico che ha gestito la situazione è uno juventino sfegatato e all’interno della sua autoambulanza, in ogni occasione, porta con sè il pupazzo di una zebra datato 1985, acquistato in occasione della vittoria in Coppa Campioni e coperto da un cappello di lana del ’64.

Un aneddoto che ha sicuramente favorito un ambiente già di per sé soddisfatto e gioioso, anche se, effettivamente, l’immagine dello stadio non garantisce sempre un “riparo” tranquillo.

1 commenti...dì la tua!:

yashal ha detto...

Abbastanza fortunati. Come ha detto Buffon: vi è girato tutto bene.
http://mondobiancoceleste.blogspot.com

saluti laziali

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