Ci siamo...con umiltà, Marchisio e Del Piero

di GIANLUCA SCATENA - Tempo fa, qualcuno avrebbe inserito la Juve tra le favorite alla vittoria finale soltanto se avesse superato la striscia Fiorentina-Inter-Napoli con almeno sei punti in tasca. Ora, dopo Inter-Juventus, il risultato parla chiaro: 3 punti contro i viola, 3 punti contro i nerazzurri. In totale, sei punti.
E' chiaro che il gioco, la determinazione e la voglia di vincere dei ragazzi di Antonio Conte fa pensare a una diretta concorrente al primo posto. A una grande squadra. E' altrettanto chiaro che vincere prima contro i campioni d'Italia con due goal di scarto, spedire a Firenze Mihajlovic e co. senza punti e, dopo quattro giorni, sbancare un S. Siro completamente interista, non è da provinciale, nemmeno da chi si prepone obiettivi "non-vincenti". Ma c'è ancora quel fattore che tiene in equilibrio la situazione vantaggiosa dei bianconeri: l'umiltà. Conte non si sbilancia, resta appeso a dichiarazioni che deviano la parola SCUDETTO, lo fa con intelligenza, prudenza. Il tutto trasmesso agli undici che, ogni domenica o sabato, scendono in campo per agguantare vittorie importanti. Anche per questo, il lavoro del pugliese è forse più morale che tattico. Un pregio che di certo costituisce l'arma in più di quest'anno.
Dunque, le basi per fare ancora meglio ci sono, persino le prospettive sono buone. L'importante, tuttavia, è rimanere con i piedi per terra. E fino a qui ci siamo.
Ci siamo...con Marchisio. Uno che in questo scorcio di campionato ci ha messo sempre la faccia. Forse il migliore della rosa juventina, non solo per i suoi goal, tre dei quali sicuramente decisivi, ma anche per l'anima e il coraggio spesi in mezzo al campo, mescolati con doti tecniche che, da un mese all'altro, sono migliorate a vista d'occhio. Insieme a Pirlo, un'altra storia. Ci siamo...soprattutto con Alex Del Piero. Il capitano, la storia, la leggenda, il mito. Chiamatelo come volete. Nonostante le strumentalizzazioni varie di questi tempi, dopo un "annuncio" in realtà già "annunciato" (al di là di quelle che sono le aspettative di Alex rispetto alla volontà della dirigenza), anche in occasione dell'ultimo dei suoi numerosi derby d'Italia ha fatto la differenza. Con il suo gioco, lento ma furbo. Con le sue movenze, piccole ma "ubriacanti". Con i suoi parastinchi, che di botte ne hanno prese, in compenso di minuti preziosi scalati al countdown finale.

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