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Prepartita Juve-Palermo, fine della storia.


di "ELDAVIDINHO" - 80 punti in 34 partite e il 31° scudetto a un solo punto di distacco. Nell’ormai celebre 5 maggio, a 11 anni di distanza dall’inatteso e inaspettato 26esimo scudetto, la Juve si appresta a festeggiare quello che è uno scudetto strameritato in un campionato stradominato, dopo quello straordinario vinto lo scorso anno. Un exploit senza il favore dei pronostici e dopo due settimi posti deludenti. Come ci tiene a ribadire spesso il mister, in Italia non è facile ripetersi e quest’anno è stato compiuta un’impresa della quale nessuno si rende conto, dal momento che sembra che tutti si siano dimenticati dei mesi in cui la Juve ha dovuto giocare senza mister in panchina, squalificato ingiustamente nell’ambito del processo sul calcioscommesse, parentesi stagionale che ha visto, però, la Juve macinare più punti di quanti ne abbia fatti con lo stesso mister in panchina. Ma questo, sino a Gennaio, non ha fermato la Juve che, a parte le due sconfitte con le milanesi, è campione d’inverno e stabilisce un nuovo record: 94 punti nell’anno solare 2012, meglio della Juventus di Capello. Poi il difficile mese di Gennaio, con qualche passo falso di troppo. Rimonte avversarie contro Parma, Lazio nell’andata di Coppa Italia, Genoa, Sampdoria, quest’ultimo match che culmina in una sconfitta interna, la terza stagionale. Tutti passi falsi dovuto ad errori individuali e tattici molto simili, ad un periodo di forma d’appannamento fisico legato ai carichi di lavoro contiani del ritiro invernale e alle partite di Champions che, lo scorso anno, non c’erano. Poi gli “orrori” arbitrali che hanno fatto sbottare il mister e tornare in mente la “brutta aria” che, di questi tempi, tirava anche la scorsa stagione. Sequenza di rigori negati con la Sampdoria, con la Lazio e col Genoa, quando il clamoroso mani di Granqvist e il “Non me la sono sentita” dell’arbitro Guida scatenano l’ira di una squadra che si ritrova con le squalifiche di Conte, Marotta, Chiellini e Bonucci. Banti nega altri tre rigori nel ritorno di Coppa Italia con la Lazio. La Juve perde 2-1 e dice addio alla finale di Tim Cup. Il fatto che nell’aria si respirasse “un’esagerata voglia di Napoli, con rigori per i partenopei che fioccano al San Paolo”, non ha permesso all’Italia antijuventina ed agli uomini di Mazzarri di raggiungere in classifica i bianconeri che, nello scontro diretto del San Paolo, pareggiando per 1-1 suggellando, raffreddando,  congelando e conservando in classifica i 6 punti di distacco che mettono fine ai sogni di gloria avversari. Sette giorni dopo, i punti di distanza diventano 9. Con la serie di 7 vittorie consecutive, la Juve vendicate le due sconfitte dell’andata con le milanesi e si porta a +11 da un Napoli che non regge il passo. I 4 gol di Vidal contro Lazio, Milan e Torino potrebbero chiudere con 3 giornate d’anticipo la pratica Scudetto, escludendo la partita col Palermo, e puntare ancora altri record: i 92 punti totali per superare i 91 della Juve di Capello del 2006, le 11 vittorie consecutive per superare le 10 della Juve del quinquennio, maggior distacco sulla seconda per battere la Juve di Lippi del 95. Ed entrare, oltre che nella storia, nella leggenda. La missione parte(o continua?) col Palermo.
Il bilancio degli incontri tra Juventus e Palermo giocati a Torino parla di 17 vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte. Quella con i rosanero è sempre stata una sfida ricca di gol, tanto che non si è mai verificato il risultato di solito più frequente, cioè l’1-0. Il punteggio ricorrente, capitato cinque volte, è il 2-1. E la serie parte curiosamente proprio il 5 maggio, data dell’incontro di domenica prossima. In quel giorno, nel 1935, i bianconeri prevalgono dopo essere andati sotto per effetto di una rete di Blasevich. La Juve pareggia dopo appena tre minuti con Varglien II, per poi andare a conquistare la vittoria a un minuto dalla fine con Cesarini (il giocatore che dà il nome proprio alla zona temporale degli ultimi istanti di gara). Anche il secondo 2-1 vede risolutiva un’azione nei minuti conclusivi: è Giampiero Boniperti a mettere la firma decisiva nella sfida del 1953. Nel 1960, Boniperti apre le marcature. Pareggia poi Carpanesi e segna a fine primo tempo Colombo. Da notare che sulla panchina siciliana c’è Cestmyr Vycpalek, ex giocatore juventino e futuro mister che conquisterà a Torino i tricolori del 1972 e 1973. Tre anni dopo è Sivori, a metà ripresa, a siglare la rete del 2-1. Infine, c’è la gara del 7 maggio 2006: il 2-1 è opera di Nedved, Ibrahimovic e Godeas. Una partita storica perché è l’ultima che si disputa allo stadio Delle Alpi.
Nessun giocatore del Palermo ha disputato tutti i 34 incontri proposti finora dal campionato. Il fedelissimo della squadra è lo svizzero Steve Von Bergen con 31 presenze, seguito a quota 29 da Garcia, Munoz e Ilicic. Della rosa di giocatori del Palermo di oggi, sensibilmente modificata nel mercato di gennaio, sono quattro i giocatori che hanno ricevuto cartellini rossi: Aronica, Morganella, Von Bergen e Barreto. Il collezionista di ammonizioni è invece Munoz, con 10 gialli a carico. Il goleador della squadra è Ilicic con 10 centri. Seguono Miccoli con sei, Dybala con tre, Rios e Giorgi (in forza adesso all’Atalanta) con due e una folta schiera di giocatori con una marcatura a testa: Garcia, Nelson, Von Bergen, Fabbrini, Formica e i non più rosanero Brienza e Budan.
Una vittoria, sette pareggi e nove sconfitte: il bilancio del Palermo in trasferta è negativo, come attestano i soli 10 punti conquistati su 32 complessivi, i 10 gol segnati su 31 e la debolezza difensiva con 26 reti incassate (sei in più rispetto agli incontri casalinghi). L’unica volta che i rosanero hanno guadagnato l’intera posta lontano dalla Sicilia è avvenuta alla trentunesima giornata, grazie all’1-3 sulla Sampdoria.
Il tecnico potrebbe confermare il 3-5-1-1 delle ultime gare, pronti
a dar manforte dalla panchina Quagliarella, Matri ed il recuperato Giovinco. In settimana, amichevole a Vinovo contro il Lugano (Serie B svizzera), i bianconeri sono andati a segno con Giaccherini, Anelka e Braccini per il punteggio finale di 3 a 3.
Nel Palermo, dopo Dossena, hanno fatto rientro in gruppo Miccoli ed Ilicic: i due appaiono recuperati e dovrebbero così comporre il tandem d’attacco rosanero. Infine a Torino mancherà Morganella causa squalifica, Sannino dovrebbe affidare a Nelson la fascia destra di centrocampo.
Per Juventus-Palermo di domenica pomeriggio è stato designato l’arbitro Andrea Romeo di Verona. Si tratta della 3ª gara in stagione, dopo le due con Parma e Bologna, entrambe vinte allo Juventus Stadium. Una consuetudine, per i bianconeri, avere Romeo nelle gare casalinghe. Gli otto precedenti sono stati tutti a Torino, gli ultimi tre allo Juventus Stadium, i primi cinque allo stadio Olimpico. Il bilancio è di cinque vittorie, un pareggio e due sconfitte. Tra questi otto incontri non ce ne sono con il Palermo. Per il match di domenica, gli assistenti saranno Andrea Edoardo Stefani e Andrea Padovan. Il quarto uomo Massimiliano Grilli e gli assistenti d’area Gianpaolo Calvarese e Renzo Candussio. Forza Juve.

MANCA SOLO UN PUNTO. E UNA PUNTA.

di "ELDAVIDINHO" - Ha fatto un effetto strano tornare a giocare all’Olimpico dopo le difficili stagioni post Serie B passate a disperarsi per le sconfitte subite dalle truppe di Ranieri, Ferrara, Zaccheroni e Del Neri. E ieri è stato bellissimo tornarci da Campioni d’Italia, con una squadra così forte e così cambiata dopo due settimi posti e tante delusioni. Ancora di più, uscirne da vincitori. Derby numero 136 in serie A, con 60 successi per la Juve e 34 del Toro. Granata reduci da due sconfitte con Fiorentina e Roma. Juve che non perde da nove gare, con sette vittorie ed un pareggio. Ora sono 61 i nostri successi e 7 le vittorie di fila. 18 come gli anni passati dall'ultima vittoria granata nel derby. Otto come le stracittadine nelle quali il Toro non riesce a buttarla dentro. 40 come i punti di distanza in classifica. Il derby di Torino è come quello di Madrid. Vincono sempre le solite. Lo urla forte Vidal, che segna all'86' e poi fa il cuoricino, che sa tanto di triangolino scudetto. Lo ribadisce il torinese Marchisio. Dodicesima vittoria fuori casa. Partita più intensa che bella. Chi pensava che, tutto sommato, un punto potesse accontentare entrambe in un romantico derby stracittadino ed avere la meglio, è rimasto deluso. La Juve ha avuto ancora una volta la meglio sulle pretese romantiche, giocando un finale di gara scoppiettante ed emblematico con i gol dei suoi migliori centrocampisti, valore aggiunto della Juve da due anni. Vidal numero di maglia 23, Marchisio numero di maglia 8 = 31. Il campo parla sempre. Il Toro ci ha messo nervi e anima: non è bastato. Alla vigilia del Derby, il mister ha detto, in conferenza, che si sarebbe trattato “dello Scudetto della determinazione, della ferocia, della voglia, della continuità”. La tracimazione bianconera è stata costante per tutta la partita così come per tutto il campionato, dominato dall’inizio alla fine. Anche se alla Juve, da qualche settimana a questa parte, basta legittimare il risultato e produrre quel che basta. Segno di crescita e maturità.

Antonio Conte ha sempre mostrato tutto il suo orgoglio nel rivendicare la straordinaria bontà del lavoro svolto, spesso sottovalutato e sminuito da luoghi comuni e dai soliti detrattori che giustificano le vittorie juventine con i soliti aiuti arbitrali. Luoghi comuni, appunto. Come quel Cerci che, in occasione del rigore non visto dall’arbitro per trattenuta di Bonucci su Jonathas(comunque azione viziata da un iniziale fuorigioco del giocatore grahnata), ha sbottato, al vetriolo: “La Juve è spinta da una forza politica, Chiellini fa sempre fallo ma l’arbitro non lo vede mai”. Come la convinzione che spinge, chi perde, ad affermare con convinzione che la Juve sia solo una squadra grintosa, che corre tanto, ed ha solo una “determinata particolare” dalla sua, quella del suo mister, un bravo urlatore e nulla più. Invece no. Invece è una squadra tatticamente preparata e costantemente “martellata”, dal proprio mister, ogni giorno, perché possa mantenere una straordinaria e devastante tenuta mentale e fisica e una organizzazione meticolosa in campo, in ogni tipo di occasione. È il caso di riprendere le parole del mister, che, dopo la partita, ha parlato di “partita preparata molto attentamente a livello tattico”, messaggio che solo chi capisce di calcio ha colto al volo. All’andata, infatti, la squadra ha giocato sin dall’inizio con un 4-3-3 che non si vedeva dalla scorsa stagione, proprio per affrontare al meglio l’aggressivo, l’inedito, collaudato e pericoloso 4-2-4, unica formazione, quella di mister Ventura, in Italia, a giocare così. E così, se all’andata ha giocato con una difesa a quatto vera e propria, al ritorno ha constatato che la maturità della squadra gli avrebbe permesso di “snaturare” il 3511 iniziale in un 4-1-4-1 in fase di non possesso ma a partita in corso. Una squadra che, dunque, ha una precisa identità di gioco e una straordinaria coesione di gruppo, mix perfetto completato da valori individuali di alcuni interpreti che, mai come quest’anno, stanno facendo la differenza e dettando legge in ogni partita.

Ci sono dei limiti tattici, ai quali siamo riusciti a sopperire, ma anche in termini di uomini. Negli ultimi metri manca sempre qualcosa: lucidità, precisione, cattiveria. Ormai si sa. Ma i meriti e i complimenti a questa squadra vanno fatti e vanno dati al di là di qualsiasi analisi e ragionamento logico.

3-5-1-1 modulo ancora meno spettacolare e scintillante del 3-5-2 ma in grado di assicurare una solidità ed una stabilità difensiva granitica. Anche se, con tutta la mole di gioco che produciamo, al di là del modulo, un difetto è quello di fare pochi cross di qualità dalle fasce. Ma mi rifaccio ancora alla parole del mister che ieri, a proposito del modulo, rispondeva ai giornalisti: “Siamo arrivati sempre per gradi a far coesistere i giocatori, L'allenatore deve schierare i migliori della rosa, abbiamo giocatori molto forti in mediana. Un allenatore deve far quadrare i conti facendo giocare i migliori. Paul ha avuto una crescita esponenziale, tenere fuori un centrocampista mi dispiaceva. Non rinneghiamo i due attaccanti, così però abbiamo soluzioni sia difensive che offensive. Matri e Quagliarella sono stati fondamentali come Giovinco. Erano in campo nella vittoria contro l'Inter, contro il Bayern. Tutti gli attaccanti hanno avuto la possibilità giocando gare importanti. Fabio ha giocato con Milan, Napoli e Bayern. Questo dimostra la fiducia che ho in loro. Ora dovevo dare un'alternativa contro squadre che ti prendono le misure, ce la siamo costruita nell'annata. Siamo partiti con il 3-5-2 e il 4-3-3, l'infortunio di Pepe ci ha tolto quest'ultima chance giocando però l'andata con il Torino con Giovinco a destra, Giaccherini a sinistra e Vucinic al centro". Facendo capire che non si sia trattato assolutamente di un messaggio alla società quello della sola punta perché “I media e la stampa fanno il loro lavoro, ci sta fare cattivi pensieri che fanno notizia”.

A margine della partita, dovranno essere chiariti tre episodi. Il primo riguarda il presunto insulto razzista rivolto da Meggiorini a Pogba, il secondo l’ormai ricorrente -39 che appare in molte delle curve d’Italia, il terzo l’ennesima aggressione subita dalla squadra, in pullman, nel tragitto che porta allo Stadio. Altro vetro rotto, questa volta nei pressi del posto di mister Carrera. Dopo, Bologna e Napoli, dunque, ecco un altro episodio di violenza gratuita.

"Pogba mi ha accusato di avergli rivolto un insulto a sfondo razziale? Sono loro che vogliono far credere che sia andata così: l'insulto c'è stato, ma non a sfondo razziale. È stato un normale insulto, come nel calcio avviene. Pogba non si deve mettere a piangere se qualcuno gli dice qualcosa. Anche io vengo insultato, ma non dico niente, perchè nel calcio certe cose sono normali. Per me è un caso che non esiste.” Sul battibecco tra Meggiorini e Pogba è intervenuto anche, nella conferenza-stampa, il tecnico granata Giampiero Ventura, dicendo che "avrebbe sentito sentito dire che il francese si sarebbe lamentato perché Meggiorini gli avrebbe detto 'brutto nero'. Ne abbiamo tanti anche noi in rosa e ne sentiamo di tutti i colori. Non è comunque una frase particolarmente violenta, se Meggiorini ha detto questo.” Cos’è che dà fastidio? La disparità di trattamento e il far finta di nulla di tutti gli addetti ai lavori, per dirla con le parole di Agnelli. Nel paese in cui ci si indigna per gli insulti razzisti a Balotelli(tanto da essere stati puniti per il coro “Se saltelli muore Balotelli” in cui non si fa riferimento alla colorazione epidermica del giocatore ma alla sua persona) e Boateng(mi riferisco ai presunti insulti razzisti rivolti al giocatore dalla curva bianconera nel match della settimana scorsa, ma magicamente non sanzionati dal giudice sportivo. Forse non ce ne sono stati o forse, ad ogni coro, oramai ci si inventa che siano tutti a sfondo razziale?) nel post-partita, questa volta la stampa ha sminuito tutto, così come Ventura e Meggiorini, relegando tutto ad un semplice insulto, una cosa su cui passare sopra (come se sia normale tra l'altro che ci si prenda ad insulti durante una partita di calcio.)

Il Giudice Sportivo ha disposto la trasmissione degli atti al procuratore federale “considerata la necessità di acquisire eventuali ulteriori elementi di riscontro, rilevato che viene segnalata una conversazione verificatasi negli spogliatoi".

Altro episodio che lascia con l’amaro in bocca, è la bandiera bianca con croce rossa e -39 scritto in curva Maratona, apparsa a margine della coreografia granata(le ribattezzate "fette di bresaola" al posto dell’orrendo “cuore granata”). Dagli spalti è stato inquadrato in diretta tv un bandierone con croce britannica e una chiarissima e inequivocabile scritta nera. Quelli che all'andata erano indignati su Superga dove sono ora?

Per fortuna, però, in Europa, le ragioni della Juve vengono riconosciute. Sul sito della CNN, ad esempio, viene dato risalto alla vittoria della Juve nel derby, risultato che avvicina i bianconeri al “31esimo scudetto”. All'estero, almeno, sanno contare in modo corretto.

Infine, l’abbraccio tra il mister e Arturo Vidal subito dopo la rete del cileno, la quinta in 3 partite. Quasi un giuramento, del mister, al giocatore. O del giocatore al mister. Insomma, una sicurezza, un abbraccio che vale più di mille parole di mercato e contratti, un auspicio che anche il prossimo anno il cileno possa continuare ad essere pilastro di questa squadra. A quattro giornata dalla fine, + 11 dal Napoli secondo, + 19 dalla Fiorentina e + 27 dall'Inter, roba da cannibali.

Prepartita Torino-Juve, in cerca della matematica.

di "ELDAVIDINHO" - Nella settimana di avvicinamento alla sfida coi cugini rivali del Torino, che
potrebbe già sancire la definitiva vittoria del trentunesimo Scudetto, e dopo
gli strascichi della vittoria di rigore col Milan, a tenere banco sono stati il
caso dei falsi cori razzisti a Boateng, ormai solita montatura giornalistica,
ma soprattutto 30.000 euro di multa ricevuti per altri presunti cori insultanti
ma non razzisti a Robinho; la questione della coreografia della Est pagata da
Tim, mossa societaria poco rispettosa verso i propri tifosi, molti dei quali si
sono visti strumentalizzati dalla società per l’annosa questione di Calciopoli;
il calciomercato con l’affare Ibrahaimovic che sicuramente riempirà le prime
pagine dei giornali sportivi per il resto del periodo di mercato; le domande
sulla Juve che verrà, con l’obiettivo di ridurre il gap che c’è in Europa con
le squadre che, in questa settimana, hanno disputato l’andata delle semifinali
di Champions League con risultati finali inimmaginabili come la larga e
convincente vittoria del Bayern sul Barcellona che lascia poche speranze di
rimonta ai blaugrana, e l’inaspettata vittoria del Borussia sul Real Madrid con
lo stesso sorprendente numero di reti realizzare dal Bayern All’Allianz, un 4-0
ed un 4-1 che sanciscono il nuovo dominio, in Europa, del moderno e giovane
calcio tedesco . Poi c’è stato un nuovo episodio di “demistificazione e
malafede giornalistica”, perché, oltre ad essere un vero dispiacere il fatto
che l’intervista di Andrea Agnelli al Financial Times si sia ridotta all’
argomento Calciopoli, avendo il presidente bianconero affrontato non solo la
situazione della Juventus, l’attenzione di molti giornalisti è caduta su poche
righe, scritte in inglese ma poi tradotte male in italiano. Dunque, la
traduzione corretta delle parole del Presidente, che sarebbe dovuta essere: “Ma
Moggi telefonava ai capi degli arbitri e molte altre persone, come è poi venuto
fuori”, magicamente, è diventata “Ma Moggi telefonava agli arbitri come tutti
gli altri”, con la differenza che chiamare gli arbitri era illecito(e Moggi non
lo ha mai fatto, a differenza di altri), chiamare i designatori, invece, non lo
era affatto e si poteva parlare al telefono, con loro, liberamente. E prima di
passare alla presentazione della sfida col Torino, non posso che chiudere con
due perle di saggezza che Stramaccioni e Mazzarri ci hanno riservato alla
vigilia di questa giornata di campionato. Il primo avrebbe affermato con
sicurezza che "La mia Inter al completo avrebbe battuto il Bayern Monaco ad
inizio stagione, il secondo, con spavalderia, che "Il mio percorso qui a Napoli
è paragonabile a quello del Borussia Dortmund.".
Ma domenica pomeriggio, al Comunale di Torino, si torna a giocare il Derby
della Mole. 26 vittorie, 23 pareggi e 18 sconfitte: nella sfida della Mole
giocata in casa del Torino, il bilancio parla a favore dei bianconeri, con una
differenza significativa anche di gol segnati (89-72). I derby del mese di
aprile sono improntati a un grande equilibrio: due i successi granata (nel 1942
e esattamente 50 anni dopo), quattro i pareggi (2-2 nel 1955, 0-0 nel 1966, 1-1
nel 1977, anno che vide la Juventus prevalere al fotofinish sui rivali proprio
grazie al punto guadagnato nel derby e 1-1 nel 1987). L’unico trionfo juventino
risale al 1996, una sconfitta particolarmente amara per i cugini che chiudono
in vantaggio di una rete il primo tempo grazie a Rizzitelli, ma si trovano
rovesciato il verdetto a causa di un autogol di Sogliano e a una prodezza
inventata da Gianluca Vialli. In quella stagione il Toro finirà in Serie B,
mentre un mese dopo la formazione guidata da Marcello Lippi alzerà la Champions
League.
Sei vittorie e altrettante sconfitte, con quattro pareggi: è questo lo score
del Torino all’Olimpico, dove ha raccolto 22 punti a fronte dei 15 in
trasferta. 21 i gol fatti (fuori casa ne ha segnato uno in più), 22 le reti
incassate (cinque in meno di quelle lontane dal suo stadio).
È il portiere Gillet il punto fermo del Torino, come testimonia il fatto che
non ha saltato neanche uno dei 3154 minuti giocati dalla squadra. Con una
presenza in meno c’è il centrocampista Alessandro Gazzi. Tre gli espulsi
finora: Glik (nel derby d’andata), Ogbonna (nella trasferta di Cagliari) e
Darmian (a Firenze nella giornata di domenica scorsa). Darmian che è anche il
collezionista principale di ammonizioni, con 11 gialli. Il goleador della
squadra è il capitano Rolando Bianchi, che ha già toccato la doppia cifra con
10 gol. Gli altri marcatori sono Cerci con sei, Santana con quattro, Meggiorini
e Barreto con tre, Brighi, Gazzi, Stevanovic, D’Ambrosio, Birsa e Jonathas con
due, Sgrigna, Basha, Glik, Sansone con uno, con in più il contributo di un’
autorete.
Ventura non può disporre degli squalificati Vives e Darmian: saranno
D'Ambrosio e Masiello a presidiare le fasce di difesa, mentre in mezzo al campo
toccherà a Basha affiancare Gazzi. In attacco Bianchi e Barreto potrebbero
esser scelti dal tecnico per comporre il tandem titolare dell'attacco. Infine
migliora Brighi che dalla prossima settimana si renderà nuovamente disponibile.
Ricordiamo che la partita disputata all’Andata col Torino, è l’unica in cui
Conte decise di cambiare modulo e giocare con un inedito 4-3-3 sin dal primo
minuto. Questa volta dovrebbe giocare, però, col 3-5-1-1 delle ultime
settimane, versione di fine stagione del 3-5-2 di quest’anno. In caso di
vittoria e contemporanea non vittoria del Napoli, i bianconeri potrebbero
festeggiare con quattro gare di anticipo la conquista di un altro Scudetto.
Appare al momento improbabile il recupero di Giovinco per il derby. Si profila
una nuova panchina per Quagliarella e Matri, con Vidal-Pogba-Marchisio in campo
tutti contemporaneamente.
Un arbitro di grande esperienza per il Derby della Mole di domenica
pomeriggio: Torino-Juventus sarà diretta da Mauro Bergonzi di Genova. Il
direttore di gara ligure trova i bianconeri per la terza volta in questa
stagione, sempre in trasferta, nei successi di Verona con il Chievo (2-1 il 3
febbraio) e Bologna (2-0 il 16 marzo). Un doppio successo che ha portato a 12
le vittorie juventine con Bergonzi, in un totale di 17 gare. Tre pareggi e due
sconfitte nelle altre cinque sfide. Tra questi precedenti non ci sono Derby,
quindi quello di domenica sarà il primo in assoluto. All’Olimpico, gli
assistenti saranno Nicola Andrea Nicoletti e Massimiliano Grilli. Il quarto
uomo Maurizio Viazzi. Gli assistenti d’are Andrea De Marco e Antonio Danilo
Giannoccaro. Forza Juve.

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