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È tornato o non è mai andato via?

di DAVIDE PESCHECHERA - “Dopo il Mondiale è la mia gioia più bella, sportivamente parlando, e finalmente dà un senso al fatto che il sudore e il lavoro pagano. Ci ho sempre creduto ma credevo fosse un 80% retorica ed un 20% verità. Dopo questo Scudetto, posso dire che un 80% è verità e un 20% retorica”. Parto da questa dichiarazione fatta da Buffon dopo la partita di Trieste per mettere in evidenza una delle note più liete della stagione: la crescita umana del portiere di Carrara. Prima di questo Scudetto è evidente come le vittorie siano state raggiunte giocando in squadre già attrezzate per vincere. Con la discesa in Serie B e accettando questa sfida, Buffon si è reso conto di dover metterci qualcosa di più della semplice professionalità per poter tornare ad emergere e vincere. Le sue prima stagioni post-Calciopoli, infatti, sono state caratterizzate da un rendimento notevole. L’unica cosa che gli mancava era quel riscatto morale e caratteriale che ancora doveva arrivare con indosso i colori della squadra che ha deciso di amare per tutta la vita. Il Buffon-trascinatore è stato quello che gli ha permesso di raggiungere il trionfo che cercava e che lo avrebbe definitivamente soddisfatto. L’impressione è che a Buffon mancasse, in carriera, la vittoria di uno Scudetto come questo, dal sapore unico; gli altri sono arrivati quasi in modo ‘scontato’. Eccolo, finalmente, il coronamento di un sogno. La risposta che dà a Pepe, in aereo, al ritorno da Trieste(“Sono quelli come te, Simo, che mi hanno insegnato a vincere”) dimostra come Buffon sia pienamente preso da questa Juve piccola, operaia, per la maggior parte fatta di gente che non aveva vinto nulla prima d’ora in vita sua, che sente più delle altre vissute precedentemente, appunto. Dopo l’errore contro il Lecce, Buffon ha scoperto di avere alle sue spalle, nella curve di tutti gli stadi d’Italia, dei tifosi Veri ad incitarlo. Li ha scoperti come si scoprono e si distinguono i veri amici dagli altri amici nei momenti di bisogno. I suoi tifosi amici hanno deciso di lasciarsi indietro la svista contro il Lecce, di cancellare tutto e di riporre piena fiducia nel portierone che da sempre fa le fortune della squadra. Hanno continuato ad incitarlo e a dargli stimoli, stimoli nuovi. Giocare ad appena tre giorni dal masochistico errore ha aiutato Buffon a far leva sul pronto e immediato riscatto senza neanche avere il tempo di mugugnarci su o piangersi addosso a tre giornate dall’obiettivo finale. “Mi sono tolto un peso dopo il pari col Lecce. Gioia come il Mondiale. Ad Agosto qualche milanista non credette alla mia previsione scudetto, mi risero in faccia ed io rimasi male, molto male. Quando mi prendono in giro non mi piace”. E a chi piace, tenuto presente che la Juve ha vinto? In estate, però, c’era da stigmatizzare quella paura cronica che tutti si portavano addosso da 6 lunghissimi anni, compreso lo stesso Buffon. In un solo anno Gigi ha superato gli infortuni, ha ritrovato feeling in campo con i compagni, è tornato “uomo simbolo” fuori ed ha stretto rapporti duraturi con la società, intenzionata a proporgli un contratto a vita. Meritato, perché quando si parla di Buffon, i numeri non costituiscono l’eccezione, bensì la regola. Con 35 presente stagionali e 3329 minuti giocati, Buffon ha raggiunto l’ 84,8% dei passaggi riusciti, risultando il portiere più tecnico e manovriero del panorama europeo oltre che la media di 14,3 passaggi a partita, tenendo conto del suo ruolo non propriamente portato alla distribuzione del gioco. Eppure. Conte lo ha migliorato anche in questo, nell’utilizzo dei piedi(spericolato, nel caso…) anche se pressato, anche a costo di sbagliare. Obiettivo principale, quello di far ripartire l’azione dalle retrovie per invitare l’avversario al pressing alto sui nostri difensori e indurlo a scoprirsi dalla zona mediana del campo in giù, con la conseguente creazione di spazi attaccabili a campo aperto. 568 minuti di imbattibilità, dal gol di Di Vaio Bologna a quello subito da Mauri, nella gara contro la Lazio allo Juventus Stadium. Un mese di ordinaria amministrazione, 6 partite consecutive senza subire una rete. In totale, la Juventus ha subito solo il minimo storico di gol, 20, di cui solo 16 presi da Buffon. Si è fatto trovare sempre pronto in tutte le partite in cui ha dovuto scaldare i guantoni anche solo per una volta. Ha costituito con gli stessi ragazzi dello scorso anno (e la sola aggiunta di Lichtsteiner e Caceres) la diga sulla quale Conte ha cominciato a depositare sin da subito le proprie fortune. Tutta la retroguardia, con Gigi indiscusso leader, è ripartita in estate dal ritiro di Bardonecchia con voglia di rivarsa e con umiltà, senza troppe pretese e con l’obiettivo di dimostrare che il pacchetto difensivo che costituisce anche quello della Nazionale non è quello visto l’ultimo anno. Si è preso le sue responsabilità ed ha ricambiato la fiducia del mister con le prestazioni, caricandosi sulle spalle tutte le responsabilità di una stagione che si sarebbe potuta rivelare clone delle ultime due ma che, invece, non lo è stata. Non è stato lo spirito uguale agli altri anni; hanno pagato il sudore, l’abnegazione, il sacrificio, l’umiltà. Hanno dato i loro frutti, come auspicava e sperava Conte. La certezza che “Buffon porta almeno una decina di punti in più a campionato”, diventata col passare degli anni e con l’avvento delle vicissitudini di squadra sbiadita sino ad essere presa per una leggenda metropolitana, oggi ha ritrovato tutto il suo significato, in tutto il suo splendore. Poco importa se fuori dal campo lo si accusa di fare uscite a vuoto e di essere sempre fuori dai pali nel momento delle interviste; in campo è ancora tra i migliori al mondo.

"IMBATTIBILI", sulle orme della Juve: è il libro che fa la storia

di GIANLUCA SCATENA - C'è chi dice che se avessimo portato a casa la Coppa Italia, l'annata avrebbe avuto una definizione diversa. Sarebbe stata storica. Una frase ipotetica che stona decisamente con quanto fatto dalla Juventus di Antonio Conte. Rimanere imbattuti per 42 partite consecutive è un'impresa da incorniciare, nonostante possa rivelarsi causa di vizi intollerabili, quelli che si presentano alla prima sconfitta. Tanto è successo nella finale contro il Napoli: la sensazione era che per l'amarezza dello scivolone finale la stagione potesse ritenersi fallimentare. Ebbene si, amici, questa Juve ci ha viziato come non mai...

Ci ha viziato con un gioco spettacolare, un gioco che, in Europa, gran parte dei club cercano di introdurre nei loro annali; un gioco fatto di possesso palla, tanto, e passaggi corti che fanno sembrare la squadra sempre più compatta, oltre che nell'anima. Un'anima che nei tempi recenti, come nell'era delneriana, pareva essersi assopita definitivamente, subendo ancora gli effetti di quel sonnifero micidiale che la Juventus ha dovuto ingoiare sei anni fa, per il volere di "potenze nascoste". Un'anima che è stata risvegliata da un tizio che se ne intende, perchè lui stesso, in campo, la offriva come pochi. E i segni si vedevano sulla maglia, questo è certo. Sulla maglia e persino sulla fascia da capitano, caro Conte...

Segni che anche quest'anno sono più che visibili. Portano la firma di una rosa affamata di vittorie che è riuscita ad agguantare uno scudetto meritatissimo. Sul campo, come il 28esimo e il 29esimo, combattendo giornata per giornata fino a stabilire il record di imbattibilità della Serie A. Una rosa che per quanto concerne il campionato può dirsi imbattibile, appunto. Ecco perchè la storia è stata scritta anche senza la Coppa Italia...

E allora c'era bisogno di celebrare questo nuovo pezzo di storia. Il nostro Roberto Savino l'ha capito immediatamente. S'è messo all'opera, componendone una vera e propria: "IMBATTIBILI, la Juve della terza stella". Un percorso di vittorie rivisto da una delle penne bianconere forse più amate degli ultimi mesi, una penna incantata che è già riuscita a deliziare i lettori con il suo "Alex Del Piero minuto per minuto".
Ma "Imbattibili" non rappresenta soltanto un mucchio di pagine con le statistiche di tutte le partite della stagione, i goal, le pagelle di coloro che in campionato sono ancora imbattuti. E' il racconto di un tifoso che trascorre la sua vita nella più totale normalità, vivendo le impressioni di tutti e condividendo le proprie. E' uno di quelli che spopolano nel web con il pregio di una mano che fa scorrere poeticamente la sua penna. Da questo, è arrivato a battersi nella concorrenza con pezzi "grossi" del giornalismo nazionale; come lui, hanno avuto l'idea di parlare della Juventus targata 2011/2012, quella che in Italia emana esclusività pura. Al momento, comunque, "Imbattibili" è l'unica pubblicazione che celebra il trentesimo scudetto, con l'immagine in copertina che è tutto dire. Anche per questo, ne sono certo, le vincerà tutte, perchè Roberto non è servo di nessuno e può gridare tranquillamente che sono 30!

"La stanchezza affiora in entrambe le contendenti ed a quattro minuti dal termine è uno spunto di Marchisio a cambiare il corso della storia. La lavagna è piantata nel mezzo del campo. Il pallone raccolto dal Principino sulla tre quarti è il gessetto nelle mani di un Maestro. La corsa della palla disegna per due volte consecutive dei cateti servendosi la prima volta della sponda di Vidal e, la seconda, dei piedi di Vucinic, mentre la corsa del numero 8 di Madama racconta precise ipotenuse. Non è certo, anzi lo si dubita fortemente, che in quell’attimo gli attoniti difensori rossoneri, così come tutti gli occhi puntati sull’azione, fossero così interessati a calcolare le rispettive aree di tali perfetti triangoli rettangoli, sta di fatto che a nulla serve il tentativo di Bonera di rovinare la dimostrazione pitagorica, con una sfera che rotola alle spalle di Abbiati per la gioia impazzita e senza freni dei bianconeri." (Da "Imbattibili", Roberto Savino)

Il privilegio di essere juventino

di GIANLUCA SCATENA - E' andata così. L'obiettivo era chiudere la stagione da imbattuti, con la ciliegina sulla torta. Alla fine, come direbbe il capitano, abbiamo preso "solo" la torta. E ci sta. I complimenti vanno fatti al Napoli per la partita giocata e per il carattere espresso, quello che in sostanza e' mancato ai bianconeri per centrare il double. Di contro, i complimenti non andrebbero fatti ai napoletani. Ma precisiamo, per evitare fraintendimenti e non fare di tutta l'erba un fascio: non meritano elogi coloro che hanno fischiato l'inno di Mameli, un mezzo che magari ci avrebbe unito per una manciata di minuti; a maggior ragione, non li meritano neppure quei napoletani (ai quali probabilmente si aggiunge qualche bianconero) che nel corso del minuto di silenzio hanno pensato bene di sbraitare come cani in cerca di cibo. Solita questione di civiltà per la quale, in Italia, non smetteremo mai di dimenarci. Ulteriore dimostrazione giunge dagli avvenimenti successivi all'evento, quelli che parlano di accoltellamenti e accerchiamenti. Ci si dovrebbe semplicemente vergognare.

Ma questo non è calcio, non è sport. Non e' integrità mentale. Nel nostro tempo, nel tempo di stadi che di nuovo hanno solo i tornelli, il vero sport lo si puo vedere col cannocchiale, seppure. Trattasi di utopia. Come utopia e' vedere tifosi con maglie diverse avvicinarsi assieme allo stadio e salutarsi all'entrata, senza assistere a deviazioni, transenne, navette ed elicotteri come se fossimo nel bel mezzo di una tragica faida. Ieri sarebbe stato difficile per chiunque distinguere Roma da Baghdad, vista comunque dalla tv...

Obiettivamente, c'è chi, come la Juventus, ha dato segnali positivi, percorrendo un anno in uno stadio innovativo e senza barriere, alla faccia degli scettici che allo "schiaffo su Di Vaio" si erano mossi con prontezza per gridare al mondo un "l'avevo detto io!" di supponenza sprecata. Ecco perchè essere juventino è un privilegio...
Lo è anche perchè ad oggi si ha l'opportunità di cantare a squarciagola quel coro strozzato appena sei anni fa, lo è per la possibilità di vedere campioni che nella storia hanno fatto la differenza e salutarli come divinità al loro arrivederci; non importa se un'imbattibilità che sembrava poter durare all'infinito è ormai da cestinare, si perdoni il passo falso e si pensi ad un futuro che mai è stato più roseo di questo.

Presidente tricolore

di "BANDIERA BLU" - Andrea Agnelli, secondo anno da presidente della Juventus con uno scudetto all'attivo, si può definire tricolore. Ma tricolore lo è anche nell'umore del popolo bianconero che come sempre si divide nei giudizi in base a risultati e comportamenti.

VERDE: in questo colore possiamo mettere i 2 punti di forza del presidente, ovvero il ritorno alla vittoria e la lotta per farsopoli.

BIANCO: i dubbi e le divisioni che riguardano il Capitano: molti sono coloro che, "accecati di rabbia", gettano fango pesante su Agnelli; altri più soft parlano comunque di un grosso errore del numero uno in casa bianconera, in questo caso reo di aver mancato di rispetto a chi ha fatto la storia della Juve, magari non avendo ancora digerito gli addii di Trezeguet e Camoranesi. Dall'altra parte c'è chi sceglie una via di mezzo, ovvero la ricerca di motivazioni plausibili per spiegare l'addio di cui sopra, o chi pensa adirittura ad un Del Piero poco rispettoso, anche se fortunatamente in pochi parlano di quest'ultima ipotesi.

ROSSO: nelle cose negative c'è sicuramente il costo dei biglietti; molti tifosi lamentano i prezzi stellari (30€ le curve nelle partite non di cartello, che possono diventare 40€, fino a un massimo di 50€ nelle grandi partite). Probabilmente sarebbe più opportuno fare dei settori popolari, magari abbassando di almeno 10€ i prezzi per il secondo anello, dove la visuale è peggiore rispetto al primo, così facendo il secondo anello sarebbe una scelta "economica" e non come adesso il posto dei "biglietti rimanenti". Nei prossimi mesi avremo altri argomenti per giudicare, a partire dal discorso 3' stella sulla maglia, alla dura guerra su farsopoli che, senza dubbio, andrà ancora avanti.

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